Il veleno scaturito dal Derby d’Italia travalica i confini sportivi e approda nelle stanze della politica e dell’etica istituzionale. La simulazione di Alessandro Bastoni, che ha propiziato l’espulsione di Pierre Kalulu durante Inter-Juventus, è diventata il pretesto per un dibattito sulla moralità del calcio italiano. A scagliare la pietra più pesante è stato Enrico Letta: l’ex Presidente del Consiglio, attraverso un laconico ma dirompente post su X, ha chiesto l’esclusione del difensore nerazzurro dalla Nazionale, sollevando un polverone che mette il CT Gennaro Gattuso davanti a un bivio tra necessità tecnica e integrità d’immagine.
L’affondo di Letta: «Bastoni non va convocato»
Le parole di Letta non sono state dettate dal tifo, ma da una condanna netta verso quello che ha definito un comportamento antisportivo inaccettabile per chi deve rappresentare il tricolore. «Bastoni non va convocato in Nazionale», ha scritto l’ex premier, mettendo nel mirino non solo la caduta plateale ma anche il ghigno e l’esultanza a pugni stretti rivolti all’arbitro La Penna mentre questi estraeva il cartellino rosso per il centrale francese.
Questa presa di posizione ha riacceso i riflettori sul Codice Etico della FIGC, un documento che non è mera letteratura ma un insieme di principi volti a preservare la reputazione della Federazione. Secondo il testo approvato dal Consiglio Federale, ogni tesserato è tenuto a osservare i principi di «lealtà, probità e sportività», con l’obiettivo di consolidare una «positiva reputazione» del sistema calcio. La condotta di Bastoni, pur essendo un “fatto di campo”, si scontra frontalmente con il dovere morale di correttezza verso gli ufficiali di gara e gli avversari.
Playoff Mondiali: la “Ragion di Stato” di Gattuso
Il tempismo della polemica è dei peggiori. L’Italia si prepara infatti ad affrontare l’Irlanda del Nord il prossimo 26 marzo a Belfast, nel primo atto dei playoff per l’accesso ai Mondiali 2026. In una sfida da “dentro o fuori”, rinunciare a uno dei pilastri della difesa appare un’ipotesi remota per il commissario tecnico. Sebbene il codice etico possa teoricamente giustificare provvedimenti disciplinari, la prassi federale ha raramente portato a esclusioni per simulazione, riservando la mano pesante a episodi di violenza o scandali extra-calcistici.
«La percezione di un vantaggio ottenuto con l’inganno non può diventare il vessillo della nostra Nazionale», sostengono i detrattori del centrale nerazzurro, mentre la difesa dell’Inter — supportata da Beppe Marotta — continua a minimizzare, parlando di un contatto accentuato ma esistente. Gattuso si trova dunque a gestire una patata bollente: confermare la fiducia a un baluardo tecnico o dare un segnale di rottura seguendo l’invocazione di Letta? Al momento, la sensazione è che la Ragion di Stato sportiva prevarrà sulla sanzione morale, ma la reputazione di Bastoni ne esce inevitabilmente graffiata alla vigilia dell’appuntamento più importante dell’anno.




