Il calcio, si sa, possiede una memoria corta e una capacità di redenzione fulminea. La notte di Istanbul ha consegnato alla cronaca la resurrezione sportiva di Noa Lang, l’uomo che fino a un mese e mezzo fa appariva come un corpo estraneo nel progetto tattico del Napoli. Con una doppietta d’autore che ha sigillato il 5-2 con cui il Galatasaray ha travolto la Juventus, l’ala olandese ha definitivamente voltato pagina, trasformando i fischi del “Maradona” nei boati dell’Ali Sami Yen. Un riscatto che profuma di rivalsa, non solo verso i bianconeri, ma verso un passato recente vissuto all’ombra del Vesuvio tra incomprensioni e panchine.
Il tracollo bianconero nel segno dell’ex “azzurro”
Se la Juventus di Spalletti è uscita con le ossa rotte dal catino turco, gran parte del merito va ascritto alla verve realizzativa del numero 7 giallorosso. Lang è stato il chirurgo che ha operato sulle ferite aperte dall’espulsione di Cabal, capitalizzando ogni minima incertezza della retroguardia juventina. La prima rete, un tap-in rapace dopo una respinta corta di Di Gregorio, ha ristabilito l’equilibrio psicologico sul 2-2; la seconda, un diagonale radente di rara precisione, ha sancito il blackout definitivo della “Vecchia Signora”.
L’impatto dell’olandese sulla sponda giallorossa del Bosforo è impressionante: in sole quattro presenze, il sodalizio con Osimhen ha già prodotto frutti copiosi. Sotto la guida di Okan Buruk, Lang ha ritrovato quella centralità che gli era stata negata in Italia, venendo ricollocato nel suo habitat naturale: la corsia mancina, da dove può puntare l’uomo e determinare l’esito del match.
Il messaggio a Conte: «Qui sento l’amore dell’allenatore»
Nel dopogara, tra l’euforia di una qualificazione agli ottavi ormai a portata di mano, Lang non ha rinunciato a lanciare una frecciata, seppur velata, al suo recente passato. Quel «soprattutto», pronunciato con enfasi parlando del rapporto con il proprio tecnico, è risuonato come un messaggio diretto ad Antonio Conte, con cui il feeling a Napoli non è mai sbocciato.
«Preferisco parlare del presente», ha dichiarato l’ala oranje ai microfoni di Sky Sport, «qui al Galatasaray sento l’affetto della città, della società e, soprattutto, dell’allenatore». Una sottolineatura pesante che evidenzia come l’impasse vissuta in Serie A fosse di natura prettamente relazionale e gerarchica. La chiosa finale sa quasi di minaccia per le avversarie future: «Non è stata nemmeno la mia miglior partita; di solito dribblo molto di più». Se questo è solo l’inizio della risalita, l’Europa è avvisata: Noa Lang ha ritrovato il suo palcoscenico.




