Mentre il calcio italiano si interroga ciclicamente sulla presunta sterilità dei propri vivai e sulla cronica ritrosia nel lanciare i giovani talenti, il Borussia Dortmund risponde con i fatti, proiettando un sedicenne azzurro nel firmamento della Champions League. La sorpresa più eclatante della sfida tra gialloneri e Atalanta non risiede in un accorgimento tattico, bensì nella scelta di Niko Kovac di affidare una maglia da titolare a Luca Reggiani. Il difensore classe 2008, pilastro della Nazionale Under 19, ha bagnato il suo esordio assoluto nella massima competizione continentale agendo nel cuore della retroguardia, a protezione della porta di Kobel. Una mossa che certifica, ancora una volta, l’eccellenza del modello tedesco nel monitorare e valorizzare i prospetti più promettenti del panorama mondiale, spesso prima che i club nostrani ne realizzino l’effettiva caratura.
Dall’Emilia alla Westfalia: la scalata del classe 2008
Nato a Modena nel gennaio del 2008, Reggiani rappresenta il prototipo del difensore moderno: una struttura fisica imponente, sancita dai suoi 190 centimetri di statura, abbinata a una maturità agonistica fuori dal comune. Dopo aver mosso i primi passi nel Castelvetro, il ragazzo è cresciuto nel vivaio del Sassuolo, dove è rimasto fino al gennaio 2024. È stato in quel momento che gli osservatori del Dortmund hanno deciso di affondare il colpo, strappando il sedicenne alla concorrenza italiana e portandolo in Germania per completarne la formazione.
Oltre alle doti in marcatura e nel gioco aereo, Reggiani vanta una propensione offensiva inusuale per il ruolo: nell’ultima stagione in neroverde aveva messo a referto ben 10 reti, sfruttando la sua abilità negli inserimenti su calcio piazzato. Un bagaglio tecnico che non è sfuggito a Kovac, il quale, dopo avergli concesso il debutto in Bundesliga lo scorso 7 gennaio contro il Wolfsburg, ha deciso di gettarlo nella mischia dal primo minuto nella notte più prestigiosa, contro un’Atalanta nota per la sua aggressività offensiva.
Il futuro è azzurro (e giallonero): il fattore Inacio Pia
La serata del Signal Iduna Park non ha celebrato solo l’ascesa di Reggiani, ma ha messo in luce un altro gioiello del calcio italiano “emigrato” in Westfalia. In panchina, accanto a Kovac, sedeva infatti Samuele Inacio, anch’egli classe 2008 e figlio d’arte (suo padre è l’ex atalantino Inacio Pià). La presenza di due giovani talenti italiani nel gruppo squadra di un club d’élite europeo come il Borussia Dortmund apre una riflessione profonda sull’impasse del sistema Serie A nella gestione dei propri asset più preziosi.
Mentre Reggiani fronteggiava con personalità gli attaccanti orobici, dimostrando di poter reggere l’urto della Champions League a soli 16 anni, si è consolidata l’immagine di un calcio italiano che produce ancora eccellenze, ma che sempre più spesso deve vederle fiorire lontano dai confini nazionali. La sfida contro la “Dea” resta così una pietra miliare per la carriera di Reggiani: una notte di gloria che potrebbe rappresentare l’inizio di una nuova era per la difesa della Nazionale Maggiore.


