La Fiorentina si appresta ad affrontare la delicata trasferta polacca contro il Jagiellonia, valida per l’andata dei play-off di Conference League, in programma domani 19 febbraio alle ore 21:00. In un clima di vigilia elettrico, il tecnico Paolo Vanoli e il portiere Luca Lezzerini hanno delineato le coordinate tattiche e motivazionali di un match che vede i viola contrapposti alla capolista del campionato locale. La compagine toscana approda a questo appuntamento gravata da assenze pesanti e dalla necessità impellente di ritrovare quell’autostima smarrita in un periodo di appannamento tecnico, cercando di trasformare l’emergenza in un’opportunità di rilancio europeo.
L’emergenza come test di maturità: le scelte di Vanoli
La gestione delle risorse umane rappresenta il tema cardine del summit pre-gara, con un’infermeria che condiziona pesantemente le rotazioni del sodalizio gigliato. Paolo Vanoli, intervenuto con fermezza in conferenza stampa, ha voluto sgombrare il campo da ogni alibi legato alle defezioni, sottolineando come il valore della rosa debba prescindere dai singoli interpreti. «Siamo la Fiorentina e sono convinto che chiunque scenderà in campo dimostrerà il proprio valore, poiché in questo gruppo non esistono riserve», ha scandito l’allenatore per compattare l’ambiente. La lista dei convocati riflette tuttavia un’impasse fisica non indifferente: Dodò osserverà un turno di riposo forzato a causa del logorio agonistico accumulato, mentre per Moise Kean è stato predisposto un programma di recupero cautelativo per preservarne l’integrità. La tegola più rilevante riguarda però David De Gea, rimasto a Firenze a causa di una lussazione al terzo dito della mano sinistra, un incidente che lo stesso Vanoli ha derubricato a imprevisto di mestiere, ribadendo la massima fiducia in chi sarà chiamato a sostituirlo tra i pali.
Il ritorno di Lezzerini: un cerchio che si chiude dopo un decennio
Il vuoto lasciato dall’estremo difensore spagnolo sarà colmato da Luca Lezzerini, prodotto del vivaio viola che si ritrova proiettato sul palcoscenico continentale in una sorta di appuntamento col destino. Il portiere ha vissuto la vigilia con un trasporto emotivo evidente, conscio della portata simbolica della sua titolarità. «Dopo nove anni e mezzo provo un’emozione fortissima; ho costruito il mio percorso nelle categorie inferiori lottando per obiettivi concreti e domani sento che si chiuderà un cerchio per iniziarne finalmente uno nuovo», ha confessato l’atleta ai microfoni della stampa. La sua presenza non è solo una necessità tecnica, ma rappresenta il ponte ideale tra la storia giovanile del club e le ambizioni presenti, in una sfida che richiederà nervi saldi per arginare l’entusiasmo della capolista polacca.
La linea verde e l’imperativo del risultato
Oltre al valore intrinseco della qualificazione, la sfida contro il Jagiellonia si configura come una vetrina strategica per i talenti della Primavera, aggregati alla spedizione per sopperire alle otto assenze totali. La missione della Fiorentina in terra polacca trascende il mero dato agonistico: è un test di tenuta mentale per un gruppo che cerca risposte nel momento più complesso della gestione Vanoli. Uscire indenni dal catino polacco significherebbe non solo ipotecare il passaggio del turno, ma soprattutto iniettare nuova linfa vitale in un progetto tecnico che vede nell’Europa il proprio habitat naturale e la via maestra per superare le scorie delle recenti opacità in campionato.


