Il recupero della 24ª giornata di Serie A tra Milan e Como si cristallizza in un 1-1 che riverbera tensioni da vertice e lacune strutturali, cristallizzando una classifica che vede i rossoneri scivolare a -6 dall’Inter capolista. In un San Siro elettrico, sotto lo sguardo della leggenda NFL Tom Brady, il sodalizio di Massimiliano Allegri ha rischiato il tracollo sotto i colpi di un Nico Paz rapace, salvandosi grazie a una prodezza balistica di Rafael Leao ma perdendo i nervi nel finale con l’espulsione del proprio tecnico. Il verdetto del campo sancisce una tregua armata che rallenta la corsa Scudetto del “Diavolo” e mantiene i lariani di Cesc Fabregas a ridosso della zona Champions, confermando la compagine ospite come la realtà tattica più evoluta del campionato.
Il blackout di Maignan e la geometria lariana
La prima frazione ha evidenziato un’inattesa asimmetria tattica: il Como ha requisito il possesso, costringendo il Milan a una fase difensiva di pura sofferenza, priva di uscite pulite. L’episodio che ha scardinato l’impasse è maturato al 32′, scaturito da un’insolita amnesia tecnica di Mike Maignan: un rinvio corto e impreciso del portiere francese ha innescato l’opportunismo di Nico Paz, abile a depositare in rete il vantaggio a porta sguarnita. «Ho percepito l’incertezza nella loro costruzione e ho aggredito lo spazio; punire una retroguardia di questo lignaggio era l’unico viatico per indirizzare il match», ha commentato il fantasista argentino, la cui esultanza è stata macchiata da un’ammonizione pesante che gli impedirà di sfidare la Juventus nel prossimo turno. Nonostante il forcing disordinato guidato da Tomori, la muraglia eretta da Kempf e Diego Carlos ha preservato l’integrità della porta di Butez fino all’intervallo, certificando la crisi d’identità dei padroni di casa.
La parabola del riscatto e l’eclissi nervosa di Allegri
Il cambio di inerzia nella ripresa è stato propiziato dalla qualità dei singoli, unica risorsa di un Milan apparso contratto nelle idee. Al 64′, una verticalizzazione profonda di Jashari ha pescato Rafael Leao in campo aperto: il fuoriclasse lusitano, approfittando di un’uscita temeraria e fuori tempo di Butez, ha coordinato un lob millimetrico dai 25 metri che si è spento in rete per il pareggio. «In quel frangente ho visualizzato lo specchio libero e non ho esitato, poiché era imperativo ristabilire l’equilibrio in una serata così complessa», è stata la sintesi del pensiero dell’esterno rossonero, tornato leader nel momento di massimo bisogno.
Tuttavia, l’agonismo è degenerato in caos disciplinare all’82’, quando un diverbio tra le panchine ha innescato una vera e propria rissa verbale. Il direttore di gara Mariani è dovuto intervenire con estrema severità, comminando il cartellino rosso diretto a Massimiliano Allegri e al team manager comasco. L’allontanamento del tecnico livornese ha privato il Milan della guida strategica nell’assalto finale, dove nemmeno gli innesti di Pulisic e Fullkrug sono riusciti a scardinare il fortino di Fabregas, fermati solo da una traversa colpita ancora da Leao in posizione di off-side.
Scenari di classifica e il peso del mezzo passo falso
Il punto conquistato a San Siro assume connotati diametralmente opposti per i due club. Per il Milan, il pareggio ha il sapore amaro dell’occasione sciupata: la distanza dalla vetta si dilata e la gestione emotiva dei momenti critici solleva interrogativi sulla tenuta della compagine di Allegri sotto pressione. Di contro, il Como esce dal Meazza con la consapevolezza di aver raggiunto una maturità internazionale, sebbene la squalifica di Nico Paz e la vittoria mancata lascino un retrogusto di incompiutezza nella scalata al quarto posto. Il campionato entra ora in una fase zenitale, dove ogni passo falso rischia di compromettere gli investimenti di un’intera stagione.


