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Disastro Italia in Champions: serve il miracolo per gli ottavi

Juventus, Atalanta e Inter travolte in trasferta: dieci gol subiti e una crisi d'identità che mette a nudo il divario tecnico con l'Europa; ora servono tre rimonte storiche per evitare il fallimento totale.

Emanuele De Scisciolo
4 Min Read

L’Italia del pallone si riscopre fragile e improvvisamente ai margini della nobiltà europea, vivendo una settimana di passione che rischia di cancellare anni di faticosa risalita nel ranking UEFA. Il bilancio del primo atto dei playoff è impietoso: tre sconfitte in altrettante trasferte, dieci reti incassate e la sensazione di un’inferiorità che trascende il dato numerico. Se le finali raggiunte dall’Inter nelle scorse stagioni avevano illuso il movimento di aver colmato il gap con le superpotenze, la realtà odierna, tra i geli di Bodo, l’inferno di Istanbul e il muro giallo di Dortmund, racconta di una picchiata libera che vede la Serie A superata non solo dall’Inghilterra, ma anche da Germania, Portogallo e Spagna. Il sogno di portare cinque squadre nella prossima edizione della massima competizione continentale appare ormai come un miraggio irraggiungibile, sostituito dall’urgenza di “salvare la pellaccia” in un ritorno che si preannuncia drammatico.

L’illusione infranta e il fattore campo

Ci eravamo abituati a una dimensione europea che forse non ci apparteneva più per diritto, ma solo per astuzia tattica. Il passaggio dai quarti di finale con tre italiane di tre stagioni fa alla debacle collettiva di oggi è un trauma che interroga i vertici del nostro calcio. Gli investimenti ridotti, se paragonati alla disponibilità illimitata della Premier League, sono tornati a presentare il conto. Le trasferte di questa sessione sono state un calvario sistematico: la Juventus è stata travolta dal calore del Galatasaray, l’Atalanta è rimasta schiacciata dall’intensità del Borussia Dortmund e l’Inter ha pagato dazio alle insidie del sintetico norvegese. Oltre ai risultati, sono state le prestazioni non convincenti a lasciare l’amaro in bocca, delineando un quadro dove risalire la china sembra, ad oggi, un’impresa ai limiti del possibile.

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Il calvario nerazzurro e l’infermeria di Chivu

L’analisi più amara riguarda il sodalizio nerazzurro, capace di una perfezione quasi assoluta in campionato ma apparsa irriconoscibile sul palcoscenico internazionale. La nottata di Bodo non ha portato in dote solo il passivo di 3-1, ma ha svuotato la truppa di Cristian Chivu dei suoi pilastri fondamentali. L’infortunio di Lautaro Martinez, anima emotiva e tecnica del gruppo, si somma a quello di Piotr Zielinski, vero baricentro stagionale. «L’Inter può tutto ma deve decisamente girare l’interruttore», è il mantra che circola negli ambienti vicini ad Appiano Gentile, consapevoli che il passaggio tra le mura domestiche e l’Europa sia stato traumatico. Senza il capitano e il suo metronomo di centrocampo, la rimonta di San Siro richiederà una metamorfosi tattica e caratteriale finora mai esibita in questa campagna europea.

La missione impossibile: tre gol per la storia

Il quadro generale impone una riflessione pragmatica: per Juventus, Atalanta e Inter la strada verso la qualificazione passa per una vittoria con almeno tre gol di scarto. Una Juventus in crisi d’identità nell’ultimo mese e mezzo sembra avere possibilità vicine allo zero a Istanbul, a meno di una rivoluzione copernicana nello spirito di squadra. L’Atalanta, storicamente capace di risorse imprevedibili e colpi di teatro, dovrà neutralizzare un Dortmund che non concede sconti. Tra una settimana, il margine d’errore sarà nullo. Il dentro o fuori di San Siro, Torino e Bergamo non deciderà solo il destino delle singole compagini, ma sancirà se il calcio italiano sia destinato a un precoce esilio dall’Europa che conta o se risieda ancora, in questo movimento, la forza per un ultimo, disperato ruggito d’orgoglio.

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