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Il paradosso del Milan: addio sogni di gloria e l’obbligo di blindare l’oro della Champions

I rossoneri pagano la sterilità offensiva e il mancato impiego di Fullkrug. Da marzo scatta un calendario horror: Roma e Como spingono da dietro.

Redazione
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La realtà del campionato ha presentato il conto a un Milan che, dopo la capitolazione interna contro il Parma, deve smettere di guardare la vetta per concentrarsi esclusivamente sulla difesa del proprio perimetro. Mentre l’Inter di Simone Inzaghi prosegue in un torneo parallelo — con un ruolino di marcia che recita 21 vittorie su 21 contro le squadre dalla Roma in giù — i rossoneri pagano dazio alla propria discontinuità contro le “piccole”. Il solco tracciato dai nerazzurri non è figlio degli scontri diretti, ma di una ferocia metodica contro la parte destra della classifica, laddove la compagine di Massimiliano Allegri ha invece dilapidato la bellezza di 16 dei 24 punti totali persi. Un abisso statistico che trasforma l’ultimo scampolo di stagione in una rincorsa per la sopravvivenza economica e sportiva.

L’analisi dell’impasse: manovra lenta e il “caso” Fullkrug

Il fallimento contro i ducali ha messo a nudo i limiti strutturali di un progetto tecnico che fatica a trovare sbocchi negli ultimi trenta metri. Nonostante una striscia di 24 risultati utili consecutivi interrottasi bruscamente ieri, il Milan continua a soffrire di una lentezza esasperante nella circolazione di palla, un difetto che permette alle difese chiuse di riposizionarsi senza affanni. Il dato più allarmante riguarda però la gestione del pacchetto avanzato: l’assenza di un centravanti puro — con Niclas Fullkrug confinato a un ruolo di marginale comparsa — priva la mediana di un riferimento per far respirare la manovra e toglie pericolosità ai cross degli esterni.

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«I pareggi sono punti che alla fine faranno la differenza», ha ribadito Allegri tentando di mantenere la calma, ma la verità è che il Milan ha “svenduto” la lotta Scudetto per mancanza di cinismo. Senza un terminale offensivo di peso, la qualità tecnica della rosa rischia di restare fine a se stessa, esponendo la squadra ai contropiedi avversari e a una fragilità difensiva che riaffiora puntualmente nei momenti di massima pressione.

Un aprile di fuoco: la rincorsa delle inseguitrici

Con lo Scudetto ormai archiviato, guardarsi le spalle non è più una scelta, ma un obbligo categorico. La classifica si sta accorciando pericolosamente: Roma, Como e Atalanta viaggiano a ritmi altissimi, mentre si attende il risveglio di colossi come Napoli e Juventus. Il calendario del Diavolo non concede tregua e si preannuncia come un vero e proprio ciclo infernale: dopo la Cremonese, il Milan incrocerà in rapida successione Inter, Lazio, Torino, Napoli e Juve.

In palio non ci sono trofei, ma la partecipazione alla prossima Champions League, un traguardo vitale per i conti del club a cui nessuno, nel sodalizio rossonero, può permettersi di rinunciare. Se è vero che storicamente il Milan di Allegri alza il livello delle prestazioni quando l’asticella si eleva, è altrettanto vero che il margine di errore si è azzerato. La volata per le piazze d’onore è ufficialmente cominciata e i rossoneri rischiano di passare da inseguiti a inseguitori se non ritroveranno immediatamente quella cattiveria necessaria per trasformare il possesso palla in reti pesanti.

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