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La rivoluzione del “Challenge”: Napoli capofila per un calcio senza ombre

Sulla scia della Serie C e del manifesto inglese di Graham Scott, il Napoli chiede ufficialmente il VAR a chiamata: ecco come cambierebbe il potere degli allenatori.

Redazione
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Il calcio italiano si trova dinanzi a una svolta culturale che potrebbe riscrivere definitivamente il rapporto tra campo e tecnologia. Il Napoli, per volere del presidente Aurelio De Laurentiis, ha ufficialmente rotto gli indugi proponendo l’introduzione del VAR a chiamata (il cosiddetto challenge). Una mossa nata sull’onda delle tensioni post-Bergamo e che punta a trasformare lo strumento da entità inquisitoria a risorsa collaborativa. Come evidenziato da Alberto Brandi per Sport Mediaset, affidare ai tecnici la possibilità di richiedere una revisione video — sulla scorta di quanto avviene nel basket e nel volley — sposterebbe parte della responsabilità decisionale dall’arbitro alla panchina, eliminando alla radice la cultura del sospetto e delle “congiure” arbitrali.

Il modello FVS e la sperimentazione in Serie C

Non si tratta di una suggestione utopistica, ma di un sistema già codificato. Il protocollo, denominato FVS (Football Video Support), è attualmente in fase di test nel campionato di Serie C sotto l’egida di Matteo Marani. Questo “mini-VAR” prevede un massimo di due chiamate per tempo, con una dinamica semplificata: l’arbitro si reca al monitor e decide autonomamente, senza il condizionamento della sala VAR centrale (Lissone).

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L’obiettivo è quello di tornare a un potere decisionale che risieda esclusivamente in chi vive la partita sul rettangolo verde. «Il sistema deve essere snello e trasparente», sottolineano gli esperti, suggerendo che l’introduzione dei challenge in Serie A risulterebbe coerente con l’evoluzione del gioco, a patto di velocizzare i tempi di analisi e rendere le comunicazioni audio-video accessibili in tempo reale, proprio per dissipare ogni dubbio interpretativo.

Manifesto Scott: audio e video in chiaro per la “verità”

La spinta verso il cambiamento non è un’esclusiva tricolore. Oltremanica, l’ex arbitro di Premier League Graham Scott ha lanciato dalle colonne del Telegraph un vero e proprio manifesto radicale. La proposta britannica prevede:

  • Due challenge a partita per ogni allenatore (con recupero del bonus in caso di chiamata corretta).
  • Trasmissione in diretta dei dialoghi tra arbitro e operatori video.
  • Abbandono delle grafiche anonime a favore della massima trasparenza visuale.

Scott propone un calcio in cui l’arbitro non sia più un giudice isolato, ma un professionista supportato dalla “chiamata” dei protagonisti. Sebbene l’IFAB abbia finora difeso il protocollo attuale per preservare la fluidità del match, la pressione dei club e dei media sta spingendo verso una condivisione del controllo della verità sportiva. Il VAR a chiamata non è la panacea contro ogni errore, ma rappresenta il passo necessario per un calcio meno avvelenato e più democratico.

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