Pugno di ferro e disciplina teutonica: al Barcellona di Hansi Flick la puntualità ha un prezzo carissimo, quantificato in 40.000 euro per soli dieci minuti di ritardo. Il codice etico imposto dal tecnico tedesco non ammette deroghe, trasformando ogni cronometro in un giudice insindacabile della professionalità blaugrana. A svelare il rigido protocollo sanzionatorio sono stati Pedri e Ferran Torres durante l’intervista rilasciata al celebre format El Hormiguero, confermando come la gestione del tempo sia diventata il pilastro fondamentale della ricostruzione atletica e mentale del club catalano.
La sanzione pecuniaria, definita “salatissima” dagli stessi protagonisti, scatta immediatamente nel giorno della partita, momento in cui la concentrazione deve essere assoluta. «Se quel giorno ti presenti con venti minuti di ritardo, forse la soluzione migliore è non presentarsi affatto», ha ironizzato Pedri, sottolineando però la ratio educativa della norma: il ritardo non è considerato una semplice dimenticanza, ma una vera mancanza di rispetto verso il gruppo e lo staff tecnico. Questa linea dura riflette la filosofia di Flick, che ha legato i successi in Liga e Champions League a un regime di rigore assoluto, eliminando le zone d’ombra che avevano caratterizzato le precedenti gestioni.
L’impatto di queste misure nello spogliatoio del Barcellona è evidente nei risultati e nella tenuta fisica della squadra, attualmente al vertice della classifica. Per Hansi Flick, il dettaglio marginale — come la puntualità alla riunione tecnica o al pullman — rappresenta la base per la tenuta tattica in campo. I giocatori, lungi dal ribellarsi a tali multe record, sembrano aver recepito il messaggio: la disciplina è il prerequisito per tornare sul tetto d’Europa. In una stagione compressa da impegni massacranti, il “cronometro di Flick” funge da primo allenamento mentale, ricordando a stelle del calibro di Lamine Yamal e soci che, a questi livelli, il talento senza rigore è un lusso che il club non può più permettersi.




