A poche ore dalla conclusione di un pomeriggio ad alta tensione agonistica, il Como di Cesc Fabregas consolida le proprie ambizioni europee espugnando l’Unipol Domus per 1-2. Nella serata di oggi, il sodalizio lariano ha piegato la resistenza di un Cagliari generoso ma punito dagli episodi, grazie a una prodezza balistica del suo capitano nel finale di gara. Per i sardi di Pisacane, prosegue la striscia di risultati negativi che ora inizia a preoccupare seriamente in ottica salvezza, nonostante una reazione di carattere nella ripresa.
Baturina sblocca, Esposito illude l’isola
L’avvio del match ha visto la compagine ospite imporre immediatamente il proprio palleggio, trovando il vantaggio già al 14′. Un errore in uscita della retroguardia rossoblù ha innescato la verticalizzazione di Nico Paz per Da Cunha; sulla respinta corta, si è avventato Baturina che, con un piazzato chirurgico, ha trafitto Caprile nell’angolino basso. Il Cagliari ha faticato a ritrovare le coordinate tattiche, sprecando una clamorosa occasione con Sulemana, prima di rientrare negli spogliatoi sotto di una rete.
La congiuntura della ripresa è mutata al 56′: una sgroppata imperiosa di Palestra sulla corsia destra ha generato un cross teso che, complice un tocco fortuito di Obert, è arrivato sui piedi di Esposito. L’attaccante in tuffo di testa ha battuto Butez, ristabilendo un equilibrio che pareva poter reggere fino al termine, nonostante i ritmi spezzettati da una gestione dei cartellini apparsa a tratti esasperata da parte del direttore di gara Marinelli.
Il sigillo del Capitano: Da Cunha gela la Domus
Nel momento di massimo sforzo dei padroni di casa, il Como ha dimostrato la personalità della grande squadra. Al 77′, Lucas Da Cunha ha preso palla sulla trequarti e, dai venti metri, ha scaricato un sinistro fulminante che si è insaccato sotto la traversa, lasciando immobile l’estremo difensore sardo. L’ingresso finale di Pavoletti e i sei minuti di recupero non sono bastati alla compagine di Pisacane per evitare il ko, maturato proprio sotto gli occhi della leggenda Mario Brugnera, omaggiato prima del fischio d’inizio per i suoi 80 anni.


