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Terremoto Mondiale 2026: il ritiro dell’Iran e l’intrigo dei playoff asiatici

Il boicottaggio di Teheran apre le porte all'Asia, ma l'incognita guerra blocca i voli per il Messico.

Redazione
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L’annuncio del Ministro dello Sport iraniano, Ahmad Donyamali, ha scosso le fondamenta della FIFA a pochi mesi dal calcio d’inizio del Mondiale 2026. La decisione di Teheran di ritirare la nazionale per ragioni belliche e politiche — in seguito all’escalation del conflitto in Medio Oriente e all’uccisione della Guida Suprema Ali Khamenei — apre un vuoto nel Girone G (che comprende Belgio, Egitto e Nuova Zelanda). Nonostante le rassicurazioni di Donald Trump e Gianni Infantino sulla sicurezza della delegazione iraniana in territorio statunitense, il boicottaggio appare ormai definitivo, innescando una corsa diplomatica e sportiva per individuare il sostituto ufficiale.

La FIFA e il vuoto normativo: discrezione totale

Il regolamento della Coppa del Mondo 2026, all’articolo 6.7, è volutamente generico: conferisce alla FIFA la «piena discrezione» per decidere come colmare una lacuna lasciata da una federazione rinunciataria. Non esiste un automatismo che premi la squadra meglio classificata nel ranking o l’ultima esclusa del medesimo girone di qualificazione. Tuttavia, la prassi internazionale suggerisce che il ripescaggio debba favorire la medesima confederazione di appartenenza (AFC), per mantenere l’equilibrio dei posti assegnati a ogni continente.

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Iraq vs Emirati Arabi: il rebus dei playoff a Monterrey

In questo scenario, l’Iraq è la candidata naturale alla sostituzione, essendo la prima esclusa tra le squadre asiatiche con il ranking più alto. Tuttavia, la strada per i “Leoni della Mesopotamia” è ostruita da ostacoli logistici e di sicurezza quasi insormontabili:

  • Chiusura dello spazio aereo: Dal 28 febbraio 2026, l’Iraq ha sigillato i propri cieli. Metà della squadra è bloccata a Baghdad e il CT Graham Arnold è fermo a Dubai. La FIFA ha proposto un viaggio via terra verso la Turchia (25 ore di strada sotto minaccia di droni), opzione respinta dalla federazione irachena per motivi di sicurezza.
  • Violenza in Messico: Lo spareggio decisivo contro la vincente di Bolivia-Suriname è programmato per il 31 marzo a Monterrey. La città messicana vive settimane di tensione estrema dopo la morte di El Mencho, leader del cartello di Jalisco, con scontri che mettono a rischio la sicurezza dell’evento.
  • Visti e Logistica: Gran parte dello staff iracheno non ha ancora ottenuto i visti per Messico e Stati Uniti.

Qualora l’Iraq fosse impossibilitato a partecipare ai playoff o venisse ripescato direttamente al posto dell’Iran, gli Emirati Arabi Uniti (UAE) subentrerebbero negli spareggi di Monterrey come primi aventi diritto nella lista d’attesa asiatica.

Precedenti e sanzioni: un rischio per il futuro di Teheran

Il ritiro unilaterale a sorteggio già effettuato espone la federazione iraniana a sanzioni pesantissime. Oltre a una multa che può arrivare a 500.000 franchi svizzeri, l’Iran rischia l’esclusione dai prossimi cicli mondiali e l’obbligo di rimborsare i fondi già versati dalla FIFA per la preparazione. Un caso simile a quello della Jugoslavia nel 1992 (sostituita dalla Danimarca agli Europei per motivi bellici), ma con implicazioni politiche molto più profonde dato il coinvolgimento diretto di uno dei Paesi ospitanti, gli Stati Uniti.

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