Nella mattinata di oggi, le dichiarazioni rilasciate da Robert Lewandowski a Sportweek hanno squarciato il velo di incertezza che avvolge il futuro dell’attaccante polacco, il cui contratto con il Barcellona scadrà il prossimo giugno. A quasi 38 anni, il centravanti resta l’oggetto del desiderio dei principali sodalizi della Serie A, con Juventus e Milan in prima fila per tentare il colpo a parametro zero. Tuttavia, il “Pichichi” non ha ancora sciolto le riserve: «Oggi non c’è onestamente nulla da dichiarare; la priorità è chiudere la stagione con il massimo numero di vittorie e titoli, poi valuteremo ogni opzione», ha ammesso con pragmatismo, rimandando ogni decisione definitiva al termine dell’attuale annata.
Il trauma europeo e la lezione dell’Inter
L’analisi di Lewandowski si è soffermata con particolare autocritica sugli incroci più recenti con il calcio italiano, segnatamente la drammatica semifinale di Champions League 2024/25 contro l’Inter. Una sfida che ha lasciato cicatrici profonde nel gruppo guidato da Hansi Flick, capace di segnare sei reti nel doppio confronto ma eliminato dopo il pirotecnico 4-3 del ritorno a San Siro. «Abbiamo appreso moltissimo da quella doppia sfida; incassare sette gol in 180 minuti è inaccettabile», ha sottolineato l’attaccante, aggiungendo che la sconfitta non è stata frutto del caso: «Non abbiamo perso per esclusivo merito dell’Inter, ma per colpe nostre. È stata una lezione di realismo che ci ha servito per il futuro».
Il legame tra il polacco e il Bel Paese affonda però le radici in un passato lontano, precisamente nel 2010, quando fu a un passo dal vestire la maglia del Genoa. Il centravanti ha ricordato con nitidezza la visita a Marassi per il derby della Lanterna: «Ero curioso di respirare l’ambiente dello stadio e della città; fu un gesto di correttezza verso chi aveva mostrato un interesse concreto per me prima del mio passaggio al Borussia Dortmund». Da allora, la Serie A è rimasta un territorio inesplorato, oggi tornato prepotentemente d’attualità.
La dottrina Flick: mentalità e sacrificio
Nel nuovo corso blaugrana, Lewandowski ha assunto il ruolo di mentore per una generazione di talenti giovanissimi, un processo di amalgama che il polacco definisce «estremamente interessante». Sotto la gestione di Flick, il gruppo ha dovuto abbandonare la spensieratezza della cantera per abbracciare una disciplina ferrea. «Il talento di base non è sufficiente per creare una mentalità vincente che duri nel tempo; ci vogliono sacrificio e continuità», ha ammonito il polacco.
L’attaccante ha paragonato lo sforzo richiesto ai suoi giovani compagni a quello che lui stesso affrontò nel passaggio dalla Polonia alla Germania: una transizione fatta di concentrazione totale e lavoro duro. Sebbene il Barcellona detenga una clausola per il rinnovo annuale, le sirene italiane e le lusinghe della MLS rendono il futuro di “Lewa” uno dei temi più caldi della prossima estate, con la consapevolezza che il calciatore non accetterà ruoli marginali nel suo ultimo grande contratto europeo.


