La Juventus di Luciano Spalletti trema sul dischetto: quegli 11 metri che un anno fa valsero la Champions League a Venezia, oggi rischiano di trasformarsi nel baratro di una stagione fallimentare. Il rigore fallito da Manuel Locatelli contro il Sassuolo all’87’, neutralizzato da un super Muric, certifica un’anarchia gerarchica che sta dilapidando punti vitali. Dopo l’errore di Jonathan David contro il Lecce, il secondo penalty stagionale lasciato per strada riaccende il processo a Spalletti, esploso in conferenza stampa con un durissimo sfogo: “Maremma impestata, diteci voi come decidere il rigorista. Altrimenti si va al manicomio”.
La ricostruzione del finale all’Allianz Stadium rivela un caos gestionale profondo. Con il punteggio bloccato sull’1-1, il VAR assegna un penalty dubbio per un tocco di mano di Idzes. Mentre l’arbitro è al monitor, Dusan Vlahovic impugna il pallone, salvo poi cederlo a Kenan Yildiz dopo un fitto colloquio. Sembra tutto pronto per il talento turco, ma entra in scena Locatelli: il capitano si dirige verso la panchina, si candida ufficialmente e ottiene il via libera da Spalletti. “Erano in due o tre a volerlo battere, lui se la sentiva ed è un rigorista, ma gli errori sono umani”, ha ribadito il tecnico, tentando di schermare una scelta che ha scavalcato i due attaccanti designati.
Il “fantasma di Delneri” aleggia su una squadra che, statisticamente, registra la peggior versione degli ultimi 15 anni, superando in negativo anche la gestione Tudor. La Juventus si ritrova ora con 11 metri di rimpianti che potrebbero costare l’accesso all’Europa d’élite e decine di milioni di euro di mancati introiti. Se la leadership di Locatelli era stata il fattore chiave della scorsa stagione, oggi il capitano incarna la crisi di nervi di un gruppo che non riesce più a gestire il peso del pallone nei momenti spartiacque. Con la Champions appesa a un filo, la gestione dei tiratori diventa il simbolo di una Juventus smarrita, sospesa tra referendum interni e una classifica che continua a peggiorare.




