Dopo i Mondiali di questa estate, la UEFA ha invitato le più importanti leghe europee ad un incontro per trovare una soluzione comune e meno invadente su come debba essere utilizzato il VAR. L’organo di governo del calcio europeo sta inoltre valutando di prendere spunto dalla Premier League e sperimentare una piattaforma di streaming direct-to-consumer (DTC) in un mercato più piccolo.
L’evoluzione dei diritti TV in Europa tra piattaforme DTC e nuovi accordi di distribuzione
Secondo The Athletic, lo scorso mese la Premier League ha mosso un passo deciso verso il futuro: il suo amministratore delegato ha annunciato il lancio di un canale proprietario in partnership con StarHub, aprendo a un modello sempre più diretto verso i tifosi. Sul fronte UEFA, la strategia passa da UC3, la joint venture con i club europei, che ha già blindato accordi pluriennali nei cinque principali mercati del continente, oltre che in Giappone e nei Paesi Bassi. Ma il lavoro non è finito: è partita una seconda fase di aste tra Europa e Americhe per i cicli che scatteranno dal 2027/2028, mentre negli Stati Uniti resta solido l’accordo con CBS Sports fino al 2030. E proprio UC3 guarda avanti: l’ipotesi più concreta è quella di testare il modello DTC in mercati meno redditizi ma strategici, la preferenza è per i paesi asiatici grazie a un pubblico già consolidato e a infrastrutture digitali tra le più avanzate.
Tra critiche e nuove proposte, la UEFA punta a ridimensionare il ruolo del VAR
La decisione proviene da una presa di posizione del presidente della Commissione Arbitri della UEFA, Roberto Rosetti, che al congresso annuale a Bruxelles ha espresso la sua opinione sul sistema di revisione video, affermando che stesse diventando troppo analitico e che non si può continuare con questi interventi microscopici del VAR. L’intenzione del presidente non è, bensì, quella di eliminarlo infatti ritiene che la tecnologia abbia rimosso le ingiustizie più evidenti. Allo stesso tempo, Rossetti sottolinea come l’attuale generazione di arbitri sia cresciuta con replay, goal-line technology e fuorigioco semi-automatico, e che rimuovere questi strumenti provocherebbe un caos generale.
Un dibattito che si riflette anche in Italia, dove VAR ed episodi arbitrali continuano ad essere spesso al centro delle discussioni
I recenti weekend arbitrali hanno riportato l’attenzione sull’utilizzo del Video Assistant Referee e sulle criticità del sistema. Il caso Bastoni-Kalulu resterà emblematico: un errore nell’applicazione del protocollo che ha rilanciato il dibattito sul VAR a chiamata. Le prove sono già in atto in Serie C, dove la tecnologia viene utilizzata per gol, rigori e fuorigioco. L’ AIA ha più volte riconosciuto i propri errori fornendo dati preziosi per valutarne l’impatto sulle partite e sui campionati; sono state pubblicate le classifiche che evidenziano le squadre più penalizzate da questi episodi, insieme ad una graduatoria alternativa che ridisegna il campionato in assenza di tali errori. La Juventus è in cima alla lista per gli errori arbitrali riconosciuti (5), mentre l’ipotetica classifica per lo Scudetto vede l’Inter in cima a 67 punti, poi Milan e Napoli a 65 e al quarto posto la Juventus a 60.
Tra l’evoluzione delle piattaforme direct-to-consumer e il tentativo della UEFA di rendere più uniforme e meno invasivo l’utilizzo del VAR, il calcio europeo si muove su più fronti che riguardano tanto la dimensione economica quanto l’aspetto tecnico del gioco. In questo contesto, episodi arbitrali e polemiche continuano a presentarsi con regolarità, in particolare in campionati come quello italiano, segnalando come il tema resti aperto e tutt’altro che risolto.
