L’Italia di Gennaro Gattuso si gioca la storia al Gewiss Stadium di Bergamo: contro l’Irlanda del Nord è un dentro o fuori senza appello. Dopo la pioggia della vigilia, il meteo concede una tregua per la semifinale playoff, ma la pressione atmosferica sul gruppo azzurro resta massima. L’obiettivo è spezzare l’incubo decennale delle mancate qualificazioni mondiali (2018 e 2022) e trasformare le macerie di Palermo e San Siro in una rampa di lancio verso gli USA. Il CT, architetto di una ricostruzione lampo basata su “umiltà e coraggio”, punta tutto sulla forza d’urto di una rosa che, per valore di mercato, sovrasta di sei volte l’intera delegazione nordirlandese.
Il piano tattico per scardinare il 5-4-1 ultra-difensivo della banda di O’Neill è tracciato: segnare subito per evitare che la fisicità degli ospiti diventi un fattore di logoramento psicologico. Gattuso si affida ai suoi leader internazionali per far valere il gap tecnico: Donnarumma, Calafiori e Tonali sono chiamati a trascinare l’undici titolare, supportati dal blocco Inter composto da Bastoni, Barella e Dimarco. In avanti, il peso dell’attacco è tutto sulle spalle della coppia Retegui-Kean, reduci da un biennio realizzativo di altissimo profilo e incaricati di capitalizzare il volume di gioco prodotto dalle corsie esterne.
Una vittoria a Bergamo non garantirebbe solo l’accesso alla finale di martedì prossimo contro la vincente di Galles-Bosnia, ma servirebbe a silenziare le critiche dopo il doppio passaggio a vuoto contro la Norvegia. Il calcio italiano, sospeso tra la necessità di riforme strutturali e l’urgenza del risultato immediato, cerca nel ritorno al Mondiale dopo 12 anni la linfa per far germogliare i talenti del futuro come Pio Esposito e Palestra. Fallire il terzo appuntamento iridato consecutivo significherebbe macchiare indelebilmente la storia dello sport nazionale; viceversa, il “sereno” su Bergamo potrebbe segnare l’inizio di una nuova era agonistica.