L’Italia di Gennaro Gattuso si gioca l’accesso al Mondiale nell’inferno di Zenica, dove pioggia, gelo e un terreno di gioco ai limiti del regolamentare attendono gli Azzurri per la finale playoff contro la Bosnia. In un clima di massima tensione psicologica, la Nazionale è chiamata a non fallire l’ultima chiamata dopo 12 anni di assenza dalla rassegna iridata. Lo stadio bosniaco, descritto come fatiscente e ostile, è stato scelto strategicamente per colmare il gap tecnico con la selezione italiana, trasformando la sfida in una battaglia di nervi e muscoli su un campo che si preannuncia un pantano di fango.
Per l’undici titolare, Gattuso sembra intenzionato a confermare il blocco che ha superato l’Irlanda, con un unico dubbio tattico in mediana: il ballottaggio tra Locatelli e Cristante. La scelta pende verso il romanista per garantire quei “chili” necessari in un centrocampo che dovrà fare i conti con la fisicità bosniaca e le pessime condizioni del manto erboso. In attacco, fiducia rinnovata alla coppia Kean-Retegui, nonostante il momento di grazia di Francesco Pio Esposito. Il talento dell’Inter, tuttavia, resta la carta “spacca-partita” pronta a subentrare nella ripresa per sfruttare la stanchezza dei difensori avversari.
Il programma della vigilia prevede il decollo per Sarajevo nel pomeriggio e il trasferimento immediato verso Zenica. Gli Azzurri dovranno isolarsi dalle provocazioni di un pubblico caldissimo e concentrarsi esclusivamente sui dettami di Gattuso per evitare un nuovo, drammatico fallimento sportivo. Con la neve che ha concesso una tregua parziale, ma con il rischio pioggia altissimo, l’Italia si prepara a una serata di sofferenza pura: un passaggio obbligato attraverso il fango della Bosnia per ritrovare il paradiso del calcio mondiale.