Il calcio vive uno dei momenti più difficili della sua storia. Dopo l’eliminazione dell’Italia dai playoff di qualificazione al Mondiale 2026 contro la Bosnia-Erzegovina ai calci di rigore, la posizione del presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio, Gabriele Gravina, è diventata sempre più fragile. Nelle ultime ore si sono moltiplicate le voci su possibili dimissioni del capo della FIGC, al centro di una pressione mediatica e politica, dopo l’ennesimo fallimento sportivo della Nazionale.
Un’eliminazione che pesa sulla storia
L’uscita dell’Italia dal percorso di qualificazione al Mondiale 2026 rappresenta un evento particolarmente amaro per la nazionale. Per la prima volta nella sua storia, infatti, l’Italia resta fuori dal torneo più importante del calcio mondiale per tre volte consecutive, un evento senza precedenti per una nazionale che ha conquistato quattro titoli mondiali nella sua storia.
Questo fallimento sportivo ha scatenato un’ondata di indignazione in tutto il paese. L’Italia, campione d’Europa 2021, si è ritrovata improvvisamente esclusa dal torneo più importante del calcio mondiale per la terza volta di fila dopo le assenze del 2018 e del 2022.
Lasconfitta nella finale dei playoff ha riacceso il dibattito sulla crisi strutturale del calcio italiano, con molti osservatori che parlano di problemi radicati nel sistema: dalla difficoltà nel valorizzare i giovani talenti, fino alla crescente presenza di calciatori stranieri nei campionati italiani.
Le dimissioni e il futuro della FIGC
In questo contesto di fortissima pressione, Gravina ha deciso di rassegnare le dimissioni dalla presidenza della FIGC, incarico che ricopriva dal 2018. Il 22 giugno 2026 è stata fissata la data in cui i delegati delle componenti federali si riuniranno per eleggere il successore di Gravina. Questo appuntamento sarà fondamentale non solo per scegliere un nuovo presidente, ma anche per dare una direzione strategica alla federazione dopo anni di pochi alti e molti bassi.