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Fiorentina, tesoro prestiti: Bianco e Amatucci prenotano il ritorno

Da Salonicco a Las Palmas, i registi viola dominano in Europa: controriscatto pronto per Amatucci.

Benedetta Cirri
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Il futuro della Fiorentina non dipenderà soltanto dal mercato, ma anche dalle risposte dei giocatori in prestito che, ad oggi, si trovano lontani dal Franchi. Non si tratta più di semplici cessioni temporanee per sfoltire la rosa, ma di percorsi di crescita costruiti per migliorare i calciatori stessi. Mandare un giocatore a “farsi le ossa altrove” significa consegnare all’allenatore del futuro profili già pronti per scendere in campo. In un calcio in cui ogni risorsa va ottimizzata, osservare il rendimento di chi è lontano diventa un passaggio fondamentale per evitare di investire in alternative che, in realtà, la Fiorentina ha già in casa.

Bianco e Amatucci: i registi del futuro viola

Se c’è un reparto in cui la Fiorentina sta raccogliendo i profili migliori, è senza dubbio il centrocampo, con due giocatori che stanno dominando nelle rispettive squadre. Alessandro Bianco è il nome che più di tutti rappresenta il successo di questa strategia: dopo l’anno a Monza, il classe 2002 ad oggi si trova a Salonnico, al PAOK. I dati del suo campionato greco sono impressionanti: una precisione nei passaggi che sfiora il 92% e una leadership maturata anche durante le 6 presenza in Europa League. Un altro profilo di rilevante importanza è quello di Lorenzo Amatucci. Il centrocampista viola sta vivendo una stagione da professionista assoluto con il Las Palmas, collezionando 33 presenze e 3 assist decisivi. Il dettaglio più interessante per la dirigenza della Fiorentina è sicuramente legato alla clausola di contratto: il club vanta un diritto di controriscatto fissato a 5,5 milioni di euro. Una cifra che, prendendo in considerazione le prestazioni nel campionato spanolo, rappresenta ad oggi una delle operazioni più intelligenti portate a termine dal reparto gigliato.

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Chi brilla e chi fatica lontano da Firenze

Non tutti i percorsi di prestito riescono a essere lineari, ne è esempio il caso di Amir Richardson, l’allenatore del Copenaghen infatti ha deciso di escluderlo dai convocati per scelta tecnica. Il caso di Lucas Beltrán rimane quello più monitorato. L’attaccante argentino, volato a Valencia per ritrovare continuità, resta l’investimento economico più pesante della gestione recente. Il vichingo ha recentemente dichiarato di sentire ancora forte il legame con la piazza viola. Se il club spagnolo non dovesse avviare una trattativa per l’acquisto a titolo definitivo, la Fiorentina si troverebbe tra le mani un calciatore che non è ancora riuscito a tirar fuori il suo potenziale. Caso diametralmente opposto per Tommaso Martinelli: il portiere classe 2006 è stato mandato alla Sampdoria per aumentare il bagaglio di esperienze, sta confermando di essere il miglior prospetto italiano nel ruolo. Nonostante la giovanissima età, le sue parate decisive e l’autorità nelle uscite dimostrano che il suo ritorno a Firenze non sarà per fare il terzo portiere, ma per iniziare seriamente un percorso importante per blindare la propria porta con un prodotto del vivaio.

L’importanza della gestione dei prestiti, tra certezze e scommesse

La strategia in casa viola è chiara: monitorare e studiare al meglio quali siano le scelte migliori da intraprendere per il futuro del club. Non si tratta solo di intervenire sul mercato in entrata, ma capire chi, tra i giocatori che ad oggi si trovano lontani da Firenze, sia veramente pronto per rimanere e dare il meglio di sé. Martinelli e Bianco sembrano ormai certezze su cui poter costruire, ma Beltrán risulta ancora un giocatore che richiederà gestione lucida per non perdere il grande investimento fatto. La dirigenza e l’allenatore hanno il compito di riportare a Firenze chi ha mostrato di valere, trasformando i prestiti in risorse preziose per la Fiorentina futura.

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