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De Laurentiis abbatte il calcio: “Solo club con un milione di tifosi”

Taglio ai tempi di gioco, espulsioni a tempo e attacco frontale a Ceferin

Redazione
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Aurelio De Laurentiis ha lanciato una bomba atomica sul sistema calcio dalle colonne di The Athletic, trasformando una riflessione sulla governance in un manifesto rivoluzionario che scuote Palazzo Chigi e i vertici della FIGC a Roma. Il patron della SSC Napoli, parlando direttamente ai mercati internazionali, ha messo nel mirino l’attuale struttura democratica della UEFA, scagliandosi contro il presidente Aleksander Ceferin e un modello elettorale dove «San Marino ha lo stesso peso dell’Italia o dell’Inghilterra». Per De Laurentiis non è solo un problema di voti, ma di un’architettura politica che costringe i grandi club a un calendario asfissiante per accontentare le federazioni minori, sacrificando lo spettacolo sull’altare del consenso.

L’affondo più violento riguarda però la Serie A e il concetto stesso di meritocrazia territoriale, con una proposta che punta a sventrare il campionato italiano per trasformarlo in un prodotto puramente televisivo. «Non puoi avere una squadra di una piccola città di 50.000 abitanti», ha sentenziato il produttore cinematografico, suggerendo una selezione basata sul bacino d’utenza: almeno un milione di tifosi per sedersi al tavolo delle grandi, altrimenti si finisce in un girone inferiore. Dietro questa dichiarazione c’è la logica spietata dei diritti TV di Dazn e Sky, che secondo il numero uno azzurro vengono depotenziati da match privi di appeal commerciale, mentre il sistema dovrebbe reggersi solo su giganti come Inter, Milan, Juventus, Roma e lo stesso Napoli.

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La visione del futuro di De Laurentiis sconfina poi in una riscrittura totale del regolamento, con l’obiettivo dichiarato di sedurre le nuove generazioni abituate a ritmi frenetici. La proposta è radicale: due tempi da 25 minuti, l’abolizione delle espulsioni definitive a favore di penalità a tempo (5 minuti per il giallo, 20 per il rosso) e una modifica sostanziale alla regola del fuorigioco per evitare annullamenti per pochi millimetri. «Se non le accontentiamo moriremo», ha avvertito, interpretando il calo di attenzione dei giovani non come un problema culturale, ma come il fallimento di uno sport rimasto ancorato a dinamiche centenarie mentre il mondo corre verso il consumo rapido.

Analizzando il sottotesto delle sue parole, appare evidente come De Laurentiis stia cercando di forzare una Superlega di fatto all’interno dei confini nazionali, eliminando il “disturbo” delle province per massimizzare i ricavi. Quando afferma che «nel governo del calcio un membro vale un voto e allora devono far giocare tutti», sta denunciando un populismo sportivo che, a suo dire, frena l’evoluzione economica del business. Il calcio, nella visione del patron partenopeo, deve smettere di essere un rito sociale per diventare una piattaforma di intrattenimento puro, dove il valore di un club non si misura più solo nei punti in classifica, ma nel numero di abbonati che riesce a garantire al sistema.

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