L’urlo di San Siro e il ruggito del Metropolitano hanno emesso un verdetto che rimbomba fino a Coverciano: Nicolò Zaniolo e Matteo Ruggeri sono i grandi rimpianti di una Nazionale che ha scelto la via del conservatorismo, pagandone il dazio contro Bosnia e Irlanda del Nord. Mentre l’Italia di Gattuso sbatteva contro il muro di Zenica, i due “esiliati” dominavano i palcoscenici più prestigiosi d’Europa, dimostrando che la forma fisica e la tenuta mentale pesano più delle gerarchie di spogliatoio.
Zaniolo ha letteralmente scherzato con il Milan in un match che ha visto l’Udinese trionfare per 3-0 in un tempio del calcio solitamente proibitivo. L’assist al bacio per Ekkelenkamp è stato il manifesto della sua rinascita friulana: 5 gol e 6 assist in 28 partite agli ordini di Runjaic. «Tutto torna! Sempre», ha tuonato Nicolò sui social, un messaggio nemmeno troppo cifrato a chi, in Nazionale, ha preferito puntare sull’usato sicuro piuttosto che sulla sua imprevedibilità offensiva. La sua prestazione a Milano non è stata solo tecnica, ma di puro dominio fisico, cancellando i dubbi sulle ultime opache stagioni tra Bergamo e Firenze.
Parallelamente, a Madrid, Matteo Ruggeri indossava il turbante del guerriero per domare il fenomeno dei fenomeni: Lamine Yamal. Nel quarto di finale di Champions League contro il Barcellona, l’esterno dell’Atletico Madrid ha confermato perché il Cholo Simeone lo abbia eletto a nuovo pupillo. Le statistiche sono una sentenza: 7 duelli vinti e 5 recuperi contro il 18enne più forte al mondo. Ruggeri non ha solo difeso, ha annullato la fonte di gioco principale dei blaugrana, trascinando i Colchoneros in semifinale con una solidità che in maglia azzurra sarebbe stata ossigeno puro.
Il paradosso è tutto qui: mentre l’Italia faticava contro la 71ª forza del ranking FIFA, due giocatori capaci di decidere sfide contro Milan e Barcellona restavano a casa. La scelta di Gattuso di privilegiare il “gruppo storico” ha privato la squadra di quella cattiveria agonistica che Zaniolo e Ruggeri hanno forgiato lontano dai radar di Coverciano. Se l’affidabilità si misura nelle notti di pressione massima, i due ex atalantini hanno risposto con i fatti, trasformando l’esclusione in un carburante che oggi alimenta il rimpianto di un’intera nazione.

