All’Olimpico va in scena una sfida tra estremi, una partita che contrappone la miglior difesa d’Europa al peggior attacco della Serie A. La Roma di Gian Piero Gasperini, capolista a pari punti con il Napoli, ospita il Parma di Carlos Cuesta in un turno infrasettimanale che mette in palio punti pesantissimi per obiettivi diametralmente opposti. Fischio d’inizio alle 18:30, con i giallorossi chiamati a confermare il proprio dominio difensivo e il Parma deciso a tentare l’impresa di scardinare un muro finora invalicabile.
Dopo un avvio entusiasmante, la Roma ha attraversato un piccolo passaggio a vuoto: tre sconfitte consecutive avevano fatto vacillare certezze e fiducia, ma la sofferta vittoria sul Sassuolo ha riacceso la scintilla. Non si può ancora parlare di crisi superata, ma la sensazione è che la squadra stia ritrovando compattezza, spinta dal ritorno al gol di Paulo Dybala, autore di due reti nelle ultime due partite.
Il vero segreto di questo gruppo resta però la fase difensiva. Con appena tre gol subiti in otto giornate, la Roma vanta la miglior retroguardia d’Europa, a pari merito con l’Arsenal, che ha però giocato una gara in più. La solidità del reparto è frutto di un equilibrio perfetto: Svilar si è imposto come garanzia tra i pali, protetto dal trio composto da Ndicka, Mancini e Hermoso, mentre sulle corsie Celik e Angelino offrono dinamismo e copertura. I nuovi innesti, Wesley e Tsimikas, hanno dato ulteriore profondità e qualità a una linea difensiva che oggi rappresenta il principale motivo d’orgoglio del tecnico Gasperini.
Il Parma, invece, si presenta nella Capitale con numeri che raccontano un film completamente diverso. La squadra di Cuesta ha il peggior attacco dei principali campionati europei, appena tre reti in otto giornate. Due portano la firma di Pellegrino, protagonista nel 2-1 sul Torino, e una di Cutrone, autore del gol nel pareggio con l’Atalanta. Poi, il vuoto.
Il reparto offensivo fatica a incidere: Duric non ha ancora lasciato il segno, Almqvist e Benedyczak restano ai margini del gioco e sorprende il rendimento del numero 10 Adrián Bernabé, che in dieci presenze non ha collezionato né gol né assist. Dati che spiegano perfettamente le difficoltà dei ducali, chiamati a un’impresa quasi proibitiva contro la difesa più solida del continente.
Eppure, il Parma non parte del tutto sconfitto. Con sette punti in classifica, gli emiliani restano appena fuori dalla zona retrocessione, a tre lunghezze dalla Fiorentina. Una vittoria all’Olimpico avrebbe il valore di una rinascita e darebbe ossigeno a un gruppo che, pur limitato nei numeri, non ha mai smesso di lottare.
Sul prato dell’Olimpico si incrociano quindi due filosofie, due mondi opposti: da una parte la Roma, compatta, organizzata, difensivamente perfetta, dall’altra il Parma, fragile ma desideroso di sorprendere. Sarà la partita dei contrasti, dei paradossi e, forse, delle sorprese. Ma una cosa è certa: per scardinare la miglior difesa d’Europa, servirà al Parma qualcosa che finora non si è ancora visto.


