La Juventus torna a respirare aria di vittoria in Serie A grazie a una serata in cui Kenan Yildiz ha illuminato lo Stadium e ribaltato un match cominciato nel peggiore dei modi. Contro un Cagliari coraggioso e aggressivo, la squadra di Luciano Spalletti ha ritrovato i tre punti che mancavano dal 1° novembre, scavalcando un periodo complicato e rilanciandosi a ridosso della zona europea.
L’illusione del Cagliari e la risposta del numero 10
L’avvio è stato tutt’altro che semplice per i bianconeri. Il Cagliari di Pisacane era entrato in campo con personalità, sfruttando la gamba e l’intraprendenza di Palestra, subito protagonista in area juventina in un contatto con Kostic che aveva fatto discutere ma non aveva portato al rigore. La Juve faticava a trovare ritmo, imbrigliata dalla pressione avversaria e da qualche imprecisione di Kalulu, Koopmeiners e Kelly nella costruzione bassa.
La gara si è accesa al 26’, quando Palestra ha rubato un pallone a un Kostic troppo morbido e ha servito Esposito, freddo nel battere Perin per il vantaggio rossoblù. Lo Stadium si è gelato, consapevole di fronteggiare un avversario rapido nelle ripartenze e pronto a sfruttare ogni sbavatura.
La reazione bianconera è arrivata subito, quasi con orgoglio ferito. È stato ancora una volta Yildiz ad alzare la voce nel momento più difficile: un inserimento centrale, un pallone di Thuram che sembrava perso e la zampata del numero 10 a cancellare l’amarezza del pubblico. Gol, rabbia, bacio alla curva. La partita era cambiata.
Il caso Vlahovic e la rimonta nel recupero
Il pareggio aveva ridato fiducia alla Juventus, ma la serata ha presto mostrato un nuovo motivo di preoccupazione. Alla mezz’ora Dusan Vlahovic ha accusato un dolore improvviso all’inguine dopo una conclusione verso Caprile. Volto contratto, una mano a coprire la sofferenza, poi la decisione inevitabile: uscire. Avvicinandosi alla panchina, il serbo ha confessato a Spalletti: «Mi sono fatto molto male». Un fulmine in un cielo che stava iniziando a rischiararsi.
Al suo posto è entrato Jonathan David, ma l’inerzia del match non è cambiata: la Juventus ha continuato a spingere, trovando proprio con Yildiz il varco decisivo. Nel primo minuto di recupero del primo tempo, il turco ha raccolto un pallone sporcato da Kalulu — ben servito da McKennie — e ha firmato il sorpasso con l’infallibilità dei grandi talenti. Due tiri, due gol: numeri da predestinato, confermati anche dal traguardo che lo proietta accanto a Pietro Anastasi nella classifica dei marcatori juventini in Serie A prima dei 21 anni.
Una ripresa di controllo e sofferenza
Il secondo tempo ha raccontato una Juventus diversa rispetto all’avvio, più sicura e capace di governare il gioco, forte di un possesso palla al 58% e di una precisione nei passaggi che ha sfiorato il 90%. Senza Kostic, sostituito da Cambiaso, le occasioni sono arrivate soprattutto dalla fascia destra, mentre Conceiçao ha cercato per tre volte il gol senza fortuna, trovando sempre la risposta attenta di Caprile e della retroguardia cagliaritana.
Spalletti ha visto crescere Koopmeiners, vicino alla rete da fuori, mentre David ha lavorato per la squadra senza incidere in area. Dall’altra parte il Cagliari ha tentato qualche scossa, soprattutto con Idrissi, entrato al posto di Obert e protagonista di un diagonale velenoso che ha trovato un Perin immobile ma reattivo nel rifugiarsi in angolo. L’ultima occasione rossoblù è capitata ancora a Esposito, prima della sostituzione con Felici, ma il risultato non è più cambiato.
Tre punti che pesano sul futuro
La Juventus ha stretto i denti nel finale e si è portata a casa una vittoria che vale ben più della classifica. I bianconeri salgono a 23 punti, appena uno in meno dell’ultimo treno europeo, mentre il Cagliari resta a quota 11, allungando a nove la serie di gare senza successi.
La copertina, però, è tutta per Yildiz, leader precoce e spietato, capace di prendersi la squadra sulle spalle quando tutto sembrava scivolare via. La Juve ritrova il sorriso, il pubblico ritrova entusiasmo, ma resta un campanello d’allarme: le condizioni di Vlahovic. Per capire quanto peserà l’infortunio, serviranno gli esami. Per ora resta una certezza: senza le “fucilate nella notte” del suo numero 10, questa serata avrebbe avuto un sapore molto diverso.



