Il Chelsea arriva alla sfida con l’Arsenal con un peso diverso sulle spalle. Un anno fa, più o meno nello stesso periodo, i Blues avevano illuso tutti balzando alle spalle del Liverpool prima di sgonfiarsi bruscamente. Oggi il contesto è mutato: la squadra di Enzo Maresca ha messo insieme risultati, personalità e una capacità di soffrire che non si vedeva da tempo. E la sfida con i Gunners diventa una linea di confine tra ciò che è stato e ciò che può diventare.
La classifica di Premier League
Il secondo posto in classifica, costruito grazie ai successi contro Wolves e Burnley e al dominio in Champions contro il Barcellona, racconta una squadra che ha smesso di essere fragile. Per la prima volta da anni, il Chelsea sembra davvero pronto a misurarsi con i piani alti del campionato. Ma la visita dell’Arsenal, oggi la corazzata più credibile d’Inghilterra, dirà se questa sensazione ha fondamenta solide.

La svolta dei Blues e la nascita di una mentalità nuova
L’avvio era stato incerto, quasi disadorno. Due vittorie in sei partite e la percezione che anche questa stagione fosse destinata alla mediocrità. Poi la notte contro il Liverpool, vinta all’ultimo respiro, ha cambiato l’aria. Da lì è iniziata un’ascesa costante, fatta di ritmo, convinzione e di un calcio sempre più verticale. Maresca ha martellato i suoi su un concetto semplice: una mentalità vincente si costruisce vincendo. Non a parole, non con le promesse, ma attraverso il campo. E la squadra l’ha seguito, trasformando anche la Conference League e il Mondiale per Club della passata stagione in un laboratorio utile per imparare a reggere la pressione.
Il vero capolavoro del tecnico, però, è stata la gestione della rosa. Nessuno in Premier ha effettuato più rotazioni: 102 cambi di formazione tra campionato, coppe ed Europa. Eppure, la squadra non ha mai smarrito equilibrio. Un segno evidente che il sistema di gioco è stato interiorizzato, e che il livello medio della rosa è cresciuto senza dipendere ossessivamente dalle individualità. Nemmeno l’assenza prolungata di Cole Palmer, rimasto ai box tra inguine e frattura al piede, ha incrinato la struttura. E ora che l’inglese è pronto a rientrare, insieme a Lavia ed Essugo, Maresca ritrova un gruppo ancora più profondo.

Le ombre che resistono e la domanda che pesa
È vero, restano interrogativi. Il Chelsea ha appena un punto in più rispetto allo stesso momento della scorsa stagione e ha approfittato del crollo del Liverpool e di un Manchester City ancora lontano dal suo standard. E soprattutto, la Premier non ha mostrato ancora la sua parte più feroce: dicembre e gennaio saranno un test crudele per chiunque. La memoria del crollo dell’anno scorso è ancora fresca. Maresca aveva ammesso che allora la squadra “non era pronta” per la corsa al titolo. Stavolta sembra diverso: più automatismi, più coesione, più carattere. Ma la tenuta mentale resterà la grande incognita.
Il Chelsea dovrà affrontare un calendario folle, con quattro competizioni da sostenere e fino a 32 partite in quattro mesi se servirà lo spareggio di Champions. Una maratona che può spezzare anche una squadra promettente.

Il confronto che rivela la verità
È per questo che la sfida con l’Arsenal assume un valore assoluto. I Gunners arrivano da una prova imperiosa contro il Bayern Monaco, con una continuità spaventosa nelle prestazioni. Contro una squadra così, il Chelsea dovrà mettere sul campo tutto: intensità, maturità, freddezza. Maresca lo ha detto con chiarezza: “Questi giocatori, in 16 mesi insieme, hanno dimostrato di poter battere chiunque”. Liverpool, Tottenham e Barcellona sono lì a testimoniarlo. Ma l’Arsenal rappresenta un livello superiore, la squadra che ti misurare sul lungo periodo, non solo nella singola notte.
Domenica, a Stamford Bridge, non si gioca soltanto una partita. Si gioca la credibilità di un progetto, la tenuta di un gruppo giovane, la sensazione – coltivata a fatica – di poter davvero tornare tra le grandi d’Europa. E se il Chelsea riuscirà a reggere l’urto, forse scopriremo che il vento, questa volta, è cambiato per davvero.
La partita





