Sabato sera, alle 20:45, il New Balance Arena ospita una partita che dice molto più della classifica. Atalanta e Roma arrivano all’incrocio della diciottesima giornata di Serie A partendo dallo stesso sistema di gioco, il 3-4-2-1, ma sviluppandolo attraverso principi e letture differenti. Il risultato è una gara che si annuncia estremamente tattica, fatta di scelte continue, duelli individuali e gestione degli spazi, dove il contesto conterà quanto la qualità dei singoli.
A rendere il confronto ancora più significativo è il ritorno a Bergamo di Gian Piero Gasperini, oggi sulla panchina della Roma ma protagonista assoluto della storia recente dell’Atalanta. Un elemento che aggiunge profondità alla partita, senza bisogno di forzature narrative.

L’Atalanta di Palladino: intensità organizzata e pressione strutturata
L’Atalanta di Raffaele Palladino si presenta con un’identità ben definita, costruita su ritmo alto, pressione costante e occupazione aggressiva del campo. Il 3-4-2-1 nerazzurro è un sistema che vive di continui accorciamenti, con una squadra compatta che prova a ridurre il tempo di gioco dell’avversario fin dalla prima costruzione.
Davanti a Carnesecchi, il terzetto Djimsiti-Hien-Kolašinac lavora su anticipo e protezione preventiva della profondità, permettendo alla linea di restare alta e sostenere il pressing. È una difesa che accetta l’uno contro uno, consapevole che il recupero palla rapido è parte integrante del piano gara.
Sugli esterni, Zalewski e Bernasconi non sono semplici quinti, ma elementi chiamati a leggere continuamente la partita: larghi in fase di sviluppo, più interni quando l’azione si consolida. In mezzo, Ederson e De Roon garantiscono equilibrio, recupero e inserimenti senza palla, rendendo il centrocampo atalantino un nodo difficile da sciogliere.
Alle spalle di Scamacca, riferimento centrale che lavora sia per sé sia per i compagni, De Ketelaere e Pašalić agiscono con movimenti complementari: il primo cerca ricezioni tra le linee e progressioni palla al piede, il secondo attacca l’area con tempi da centrocampista, aggiungendo peso offensivo.

La Roma di Gasperini: gestione dei ritmi e verticalità mirata
La Roma affronta la trasferta di Bergamo con lo stesso assetto di base, ma con un’interpretazione diversa. Il 3-4-2-1 giallorosso punta maggiormente sulla gestione dei tempi della partita, alternando fasi di possesso ragionato a momenti di aggressione mirata, soprattutto dopo la perdita del pallone.
Svilar è coinvolto attivamente nella costruzione, funzionale ad attirare la pressione atalantina e creare spazi alle spalle della prima linea. La difesa composta da Mancini, Ziolkowski e Hermoso unisce fisicità e capacità di uscita palla, con Mancini leader nelle letture difensive e Hermoso importante per qualità tecnica sul lato sinistro.
Sugli esterni, Celik garantisce maggiore equilibrio mentre Wesley offre profondità e spinta. In mezzo al campo, Cristante e Koné formano una coppia complementare: ordine e copertura da una parte, dinamismo e aggressività dall’altra. È da questo equilibrio che passa gran parte della solidità romanista.
Sulla trequarti, la Roma concentra il proprio talento. Dybala è il riferimento tecnico e creativo, libero di muoversi tra le linee, mentre Soulé aggiunge ampiezza, dribbling e imprevedibilità. Ferguson, davanti, lavora come terminale offensivo, facilitando lo sviluppo dell’azione con movimenti continui.
Una partita costruita sui duelli e sulle scelte individuali
Con due squadre schierate a specchio, Atalanta-Roma si sviluppa inevitabilmente come una partita fatta di marcature, letture e responsabilità individuali, in cui ogni errore di posizionamento rischia di essere immediatamente punito.
Il 3-4-2-1 di entrambe riduce gli spazi centrali e porta la gara a risolversi attraverso una serie continua di confronti diretti, soprattutto nella zona dei trequartisti e lungo le corsie laterali, dove il lavoro dei quinti diventa determinante per creare o negare superiorità numerica.
La gestione degli spazi tra le linee sarà uno degli snodi principali del match. I trequartisti dovranno muoversi con grande intelligenza per sfuggire alle marcature e offrire linee di passaggio pulite, mentre i centrocampisti saranno chiamati a leggere con precisione i tempi delle uscite e delle coperture preventive. In questo contesto, anche la scelta di quando alzare il pressing o quando abbassarsi in un blocco più compatto assume un peso specifico rilevante.
L’Atalanta proverà a mantenere ritmi elevati, alzando il baricentro e cercando di comprimere la Roma nella propria metà campo, puntando su recuperi palla rapidi e immediate verticalizzazioni.
La Roma, dal canto suo, cercherà di sfruttare gli spazi lasciati dalla pressione nerazzurra, soprattutto in fase di transizione, affidandosi alla qualità delle giocate tra le linee e alla capacità di colpire con pochi tocchi.
Gli ex al centro del confronto di Bergamo
Atalanta-Roma è anche una partita attraversata da legami professionali che aggiungono profondità alla lettura del match. Gian Piero Gasperini, oggi alla guida della Roma, torna a Bergamo da avversario dopo aver segnato in modo determinante la storia recente dell’Atalanta, portando il club a un ciclo tecnico di alto livello culminato nella vittoria di una Europa League. Il suo ritorno non è solo simbolico, ma incide sul piano tattico: pochi conoscono come lui dinamiche, tempi e principi che hanno costruito l’identità nerazzurra.
All’interno della rosa giallorossa, anche Mancini e Cristante rappresentano elementi con una conoscenza diretta dell’ambiente atalantino, avendo vissuto quel contesto e quelle richieste sul piano fisico e mentale. Dall’altra parte, Zalewski, ex Roma, ritrova i giallorossi in una gara che aggiunge una motivazione personale a una sfida già complessa.
Sono connessioni che non determinano l’esito della partita, ma che possono incidere nella gestione dei momenti chiave, nelle letture e nella personalità con cui affrontare una gara costruita su equilibri sottili. A Bergamo il confronto partirà subito su ritmi alti e richieste precise. Atalanta e Roma si ritrovano con lo stesso modulo, ma con esigenze diverse da risolvere nel corso della gara. Alla lunga conteranno la tenuta fisica, la gestione delle distanze e la capacità di non concedere campo nelle fasi decisive.





