C’è un filo che, lentamente, sta tornando a tendersi. Non fa rumore, non cerca titoli gridati, ma passa dal campo e dalle prestazioni. Nicolò Zaniolo ha ricominciato a incidere con continuità e, inevitabilmente, lo sguardo si sposta più in alto: la Nazionale. Con i Mondiali all’orizzonte, il suo nome è tornato a essere una variabile reale, non nostalgica. Dopo anni vissuti tra attese disattese, cambi di maglia e promesse rimaste a metà, a Udine sembra essersi ricreata una condizione che mancava da tempo: centralità, fiducia, serenità. Ingredienti semplici, ma decisivi.
Zaniolo, la rinascita passa da Udine
All’Udinese, Zaniolo ha trovato un contesto lontano dai riflettori ossessivi e vicino a ciò che serve davvero a un talento in cerca di rilancio: responsabilità vere. Non è un comprimario, non è una scommessa da recuperare a gara in corso. È un giocatore su cui si costruisce una parte della manovra offensiva.
I numeri raccontano una stagione finalmente coerente con il suo potenziale: presenze continue, minutaggio importante, sei gol complessivi e un impatto costante sulle partite. Un rendimento che, in pochi mesi, ha già eguagliato – e in alcuni casi superato – quanto prodotto nelle ultime stagioni messe insieme. Ma più dei dati, colpisce come Zaniolo gioca. Si muove tra le linee, si prende il pallone nei momenti delicati, accetta il contatto, lega il gioco. È tornato a essere dentro la partita, non ai margini.
Il lavoro tattico e la fiducia dell’allenatore
Il fattore tecnico pesa. A Udine, Zaniolo viene utilizzato in una posizione che ne esalta le qualità: vicino alla porta, ma libero di muoversi, di abbassarsi, di scegliere. Nel 3-5-2 friulano agisce da seconda punta o da riferimento avanzato, affiancato da un compagno più strutturato che gli consente di trovare spazi e tempi. Il risultato è una heatmap che racconta presenza costante, soprattutto sul centrodestra, zona ideale per liberare il mancino. Non più esterno sacrificato, non più corpo estraneo al sistema: un giocatore centrale, nel senso pieno del termine.
Il riscatto non è più un’ipotesi
In casa Udinese il tema del riscatto è ormai una questione di modalità, non di principio. Il club friulano sta valutando la formula più sostenibile per rendere definitivo l’investimento, segnale evidente di come il percorso di Zaniolo venga considerato credibile e non episodico. Per il giocatore sarebbe un passaggio chiave: stabilità, continuità, progetto. Tutto ciò che negli ultimi anni era mancato.
L’orizzonte azzurro e il fattore Mondiali
Ed è qui che entra in gioco l’altra dimensione. La Italia si avvicina a un bivio cruciale, con i playoff di marzo e l’obiettivo di tornare ai Mondiali dopo un’assenza che pesa come un macigno. Il commissario tecnico Gennaro Gattuso sta osservando, valutando profili funzionali più che nomi da copertina.
Zaniolo, per caratteristiche, è un profilo che manca: fisico, tecnica, capacità di rompere le partite e di giocare tra le linee. In coppia con un attaccante più strutturato, potrebbe offrire soluzioni che oggi l’Italia fatica a trovare. L’ultima convocazione risale a oltre un anno fa. Da allora, silenzio. Ma il campo, quando parla con continuità, diventa difficile da ignorare.
Un ritorno possibile, senza forzature
Non è tempo di proclami, né di rivincite narrative. Zaniolo sta facendo la cosa più semplice e più difficile insieme: giocare bene con regolarità. Se basterà per rientrare in azzurro lo deciderà il ct. Ma, per la prima volta dopo molto tempo, la candidatura non è più un atto di fede. È una possibilità concreta. E questo, per Nicolò Zaniolo, è già una vittoria importante.



