Chi cercava conferme definitive le ha avute nelle ultime ore: Jean-Philippe Mateta non è considerato idoneo all’immediato salto in Serie A, dopo che più valutazioni cliniche hanno evidenziato un problema serio alla cartilagine del ginocchio. La diagnosi impone un intervento chirurgico e uno stop stimato tra i tre e i quattro mesi, un’assenza che rende impraticabile qualsiasi operazione nel breve periodo per club come Milan e Juventus, chiamati a risposte immediate sul piano offensivo. Il segnale più chiaro, in realtà, era arrivato già dal mercato inglese. Il Crystal Palace ha scelto di investire comunque su Jorgen Strand Larsen, completando un’operazione economicamente pesante senza attendere la cessione di Mateta. Una mossa che, letta oggi, assume un significato preciso: la società londinese aveva già preso atto delle condizioni fisiche del centravanti francese e della necessità di guardare oltre.
Stop lungo e operazione inevitabile
Il quadro clinico non lascia spazio a interpretazioni ottimistiche. Il problema al ginocchio non è gestibile con terapie conservative e l’intervento è solo una questione di tempo, che avvenga subito o al termine della stagione. In entrambi i casi, l’attesa per il rientro sarebbe incompatibile con le esigenze di chi deve rinforzare l’attacco senza margini d’errore. Per questo l’ipotesi Mateta è rapidamente uscita dai radar di chi stava valutando un investimento attorno ai 35 milioni di euro, cifra che, a parità di condizioni fisiche, sarebbe stata considerata sostenibile per un attaccante con quelle caratteristiche.
Un profilo ideale che resta in stand-by
Dal punto di vista tecnico, il rimpianto è evidente. Mateta rappresentava il centravanti “di sistema”: struttura fisica, capacità di tenere palla, gioco aereo dominante e presenza costante in area. Un identikit che, per ragioni diverse, né Milan né Juventus hanno oggi in rosa. L’infortunio, però, sposta il discorso più avanti. Se ne riparlerà eventualmente in estate, quando il mercato offrirà tempi e condizioni diverse. Ma anche allora tutto dipenderà dalle priorità economiche e, soprattutto, dai ricavi disponibili.
Le alternative: Vlahovic, Fullkrug e le uscite strategiche
Guardando avanti, il Milan potrebbe tornare a valutare Dusan Vlahovic, destinato a lasciare la Juventus. Un’operazione affascinante ma complessa: concorrenza elevata e ingaggio fuori scala rendono il dossier tutt’altro che semplice.
Diverso il discorso per Niclas Fullkrug, profilo meno futuribile ma immediatamente funzionale. A 32 anni non rappresenta un investimento prospettico, ma garantisce affidabilità fisica, mestiere da centravanti puro e un riscatto accessibile, attorno ai cinque milioni. Una soluzione di equilibrio, lontana dai riflettori ma concreta.
Champions come discrimine assoluto
Il vero nodo, però, resta economico. Le possibili uscite di Gimenez e Nkunku aprono scenari utili per fare cassa e costruire un tesoretto, ma tutto ruota attorno alla qualificazione in Champions League. Senza i ricavi europei, qualsiasi piano ambizioso rischia di ridimensionarsi drasticamente. È la variabile che pesa più di tutte. Senza Champions, non c’è operazione che tenga, Mateta compreso. E il mercato, ancora una volta, finisce per dipendere prima dal campo che dalle occasioni.



