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Inter, Chivu rompe il silenzio: «Critiche per la semifinale? Io gioco per vincere tutto»

Nervi tesi dopo il Torino: il tecnico difende il turnover e l'ambizione totale, ma i tifosi temono il crollo del finale scorso.

Redazione
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Il tecnico dell’Inter Cristian Chivu ha reagito con estrema durezza alle critiche sulla gestione del calendario, rivendicando l’ambizione del club di lottare su ogni fronte dopo la qualificazione alle semifinali di Coppa Italia. Al termine della sfida contro il Torino, l’allenatore rumeno non ha usato giri di parole per rispondere a chi ipotizzava che l’impegno nella coppa nazionale potesse compromettere la corsa scudetto e il cammino in Champions League, specialmente in un momento in cui il Milan, libero da impegni europei, continua a tallonare i nerazzurri. «Arriviamo in semifinale e ci sono critiche? Allora non capisco un ca… di calcio!», ha sbottato il tecnico in conferenza stampa, sottolineando come la mentalità della squadra debba essere quella di affrontare ogni competizione a testa alta, gestendo le forze ogni tre giorni tra semifinali e l’imminente derby.

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La cicatrice del passato e lo spettro di Inzaghi

Le parole di Chivu arrivano in un momento di estrema sensibilità per la piazza nerazzurra, ancora scossa dal finale della passata stagione. La tifoseria non ha dimenticato l’epilogo dell’era Simone Inzaghi: quel gesto del “tre” con la mano, a simboleggiare l’inseguimento a un possibile Triplete, si trasformò in un trauma sportivo collettivo. Dallo scudetto svanito nel pareggio contro la Lazio che favorì il Napoli, fino al pesantissimo 0-5 incassato a Parigi nella finale di Champions contro il PSG, il ricordo di un’ambizione non supportata dai fatti è ancora vivo.

Oggi, la reazione di Chivu divide l’opinione pubblica. Se da un lato il tecnico vanta l’esperienza di chi il Triplete lo ha vinto sul campo nel 2010 e sa cosa significhi abitare certi livelli, dall’altro deve fare i conti con lo scetticismo di chi teme un nuovo “volo di Icaro”. La gestione delle energie mentali e fisiche tra il sogno europeo e la concretezza del campionato resta il vero bivio della stagione interista.

La rigenerazione del gruppo e il fattore rotazioni

Va dato atto a Chivu di aver ricostruito un ambiente che appariva svuotato e depresso dopo le disfatte dell’anno scorso. Il lavoro del tecnico rumeno si è concentrato sull’ampliamento della rosa, integrando con coraggio giovani come Kamate e Cocchi, lanciati titolari proprio nella sfida contro i granata. Un’iniezione di freschezza supportata da un mercato che ha consegnato alternative affidabili: le prestazioni di Bonny e Pio Esposito stanno garantendo certezze che il trio Taremi-Arnautovic-Correa non aveva offerto, così come il recupero fisico di uno Zielinski lontano parente di quello visto nella scorsa stagione.

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«Siamo ambiziosi, non parlo di scudetti o coppe, ma abbiamo voglia di giocarcela su ogni fronte», ha ribadito l’allenatore, cercando di spostare l’attenzione sulla cultura del lavoro quotidiano piuttosto che sui proclami. Tuttavia, la sfida per Chivu sarà quella di evitare la pericolosa dicotomia dell’anno scorso: un’Inter famelica in Europa e distratta o “al minimo” in campionato una volta ottenuto il vantaggio.

Il rischio del “colpaccio” rossonero

Sullo sfondo resta l’ombra del Milan, che senza il peso delle coppe europee sta concentrando ogni risorsa sulla Serie A, sperando di replicare la cavalcata solitaria del Napoli di un anno fa. Il timore di molti sostenitori nerazzurri è che l’ossessione per la Champions possa prosciugare il serbatoio di energie necessario per difendere il primato domestico.

Il bivio è servito: l’Inter dovrà decidere, specialmente se l’urna degli ottavi di Champions dovesse proporre un colosso europeo, quanto investire in termini di “cuore e polmoni”. Per pareggiare la qualità di club con budget e rose superiori, servirà un dispendio che potrebbe presentare il conto in campionato. Chivu tira dritto per la sua strada, ma la sentenza definitiva, come sempre, arriverà soltanto a maggio.

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