La corsa della Juventus in Coppa Italia si schianta contro il muro dell’Atalanta, che al Gewiss Stadium infligge un pesantissimo 3-0 ai bianconeri, sancendo il fallimento del primo traguardo stagionale per la formazione di Luciano Spalletti. Nonostante un avvio di gara dominato sul piano del palleggio e della proposta offensiva, i torinesi sono crollati sotto i colpi di Scamacca, Sulemana e Pasalic, pagando a caro prezzo un’inefficacia realizzativa cronica e alcune scelte tattiche del proprio allenatore che, nella ripresa, hanno spianato la strada alla strategia di Raffaele Palladino.
Dominio sterile e il peso degli episodi
Il primo tempo ha offerto il paradosso di una Juventus padrona del campo ma incapace di graffiare. I bianconeri hanno chiuso la frazione con un significativo 58% di possesso palla, orchestrando trame di gioco fluide che hanno messo più volte in crisi la retroguardia bergamasca. Il protagonista, nel bene e nel male, è stato Francisco Conceiçao: l’esterno portoghese ha prima fallito una clamorosa occasione a tu per tu con Carnesecchi e, poco dopo, ha visto strozzarsi in gola l’urlo del gol a causa di una traversa colpita a portiere battuto, il suo quarto legno in questa sfortunata stagione.
A cambiare radicalmente l’inerzia del match è stato però l’intervento della tecnologia. Un cross di Ederson ha impattato il braccio di Bremer in area di rigore; dopo il richiamo del Var, l’arbitro ha assegnato il penalty trasformato con freddezza da Gianluca Scamacca. Da quel momento, la sicurezza juventina si è incrinata, lasciando spazio a una gestione emotiva deficitaria che ha caratterizzato tutto il resto dell’incontro.
Il rebus tattico: l’esperimento del centravanti aggiunto
Nella ripresa, la reazione attesa da Spalletti non è arrivata, anzi: il tecnico toscano è finito nel mirino della critica per una gestione dei cambi apparsa quantomeno audace. Con l’uscita dal campo di David, apparso troppo leggero nei duelli fisici con i centrali orobici, l’allenatore ha deciso di avanzare Weston McKennie nel ruolo di centravanti “di manovra”. L’azzardo, volto a togliere riferimenti ai difensori avversari, ha sortito l’effetto opposto, svuotando l’area di rigore juventina e rendendo la manovra della Vecchia Signora del tutto sterile.
Di contro, Raffaele Palladino ha impartito una lezione di lettura della gara. I suoi ingressi dalla panchina sono stati chirurgici: Sulemana ha trovato il raddoppio bruciando Kalulu in velocità, mentre Mario Pasalic ha chiuso i conti con il definitivo 3-0. Una vittoria netta che, come sottolineato nelle analisi post-partita di ilBiancoNero.com, evidenzia la maggiore profondità della rosa nerazzurra rispetto a una Juventus apparsa improvvisamente corta e priva di alternative valide.
Mercato e prospettive: la lezione della Curva
L’eliminazione dalla Coppa Italia solleva interrogativi pesanti sulla costruzione della squadra. Il mancato arrivo di rinforzi offensivi nel mercato invernale – con il nome di Mateta rimasto solo una suggestione mai concretizzata – pesa oggi sulla capacità di Spalletti di cambiare le partite in corsa. La Juventus si scopre vulnerabile proprio quando il calendario si fa più serrato, priva di un vice-bomber capace di garantire fisicità e gol nei momenti di emergenza.
Nonostante il passivo umiliante, l’unico segnale di speranza è arrivato dal settore ospiti. Al triplice fischio, i sostenitori bianconeri hanno dedicato un lungo applauso alla squadra sotto la curva, un gesto di fiducia che invita l’ambiente a non smarrire la bussola. La stagione entra nel vivo e la Juventus, perso il primo treno per un trofeo, non può più permettersi passi falsi in campionato.

