L’Inter è pronta a blindare il suo simbolo più autentico: Federico Dimarco si avvia verso un rinnovo di contratto storico che lo legherà ai colori nerazzurri fino al 2030. Il laterale di Porta Romana, protagonista di una prima metà di stagione dai numeri record, vedrà adeguato il proprio ingaggio oltre i 4 milioni di euro annui attualmente percepiti. Una mossa strategica della dirigenza di Viale della Liberazione che, parallelamente, sta già pianificando il prolungamento di Cristian Chivu, l’architetto della rinascita interista capace di restituire certezze a un ambiente che sembrava smarrito dopo le turbolenze della passata gestione.
Un “marziano” a Milano: i numeri da record
Quella di Dimarco non è più soltanto la suggestiva storia del tifoso diventato idolo della curva, ma la cronaca della consacrazione di uno dei migliori interpreti del ruolo a livello mondiale. I dati della stagione in corso certificano un dominio tecnico impressionante: con 8 assist all’attivo, Federico è il difensore più prolifico d’Europa nel servire i compagni. Nel panorama dei cinque maggiori campionati continentali, solo specialisti offensivi del calibro di Luis Diaz, Bruno Fernandes e Michael Olise vantano statistiche superiori.
Il primato di Dimarco si estende a ogni voce statistica della Serie A. Il numero 32 nerazzurro guida le classifiche per big chance create (21) e occasioni complessive prodotte (59), confermandosi un attaccante aggiunto nel sistema tattico di Chivu. Un’evoluzione che lo vede primeggiare anche negli Expected Goals (2,6) e nella frequenza di tiro, segnali di una maturità fisica che gli permette oggi di essere un calciatore totale.
Dalla crisi alla nuova dieta: il “patto” con se stesso
Il rendimento attuale appare ancora più significativo se confrontato con le ombre che avevano caratterizzato il finale della scorsa stagione. Dimarco, finito spesso nel mirino della critica per un calo di condizione evidente, ha affrontato un profondo esame di coscienza. «Ho cambiato alcune abitudini dentro e fuori dal campo», ha confessato lo stesso esterno dopo la convincente prestazione contro il Pisa, ammettendo una trasformazione nel metodo di lavoro e nello stile di vita.
Il cambiamento è visibile soprattutto nella tenuta atletica. Se sotto la precedente gestione tecnica di Simone Inzaghi la sostituzione era quasi una tappa obbligata — con appena 7 partite intere portate a termine su 48 presenze — con Cristian Chivu il laterale è diventato un perno inamovibile, capace di mantenere alta l’intensità per tutti i novanta minuti.
L’effetto Chivu: fiducia e futuro
Il merito della metamorfosi di Dimarco e della solidità della squadra va attribuito in larga parte al tecnico romeno. Accolto in estate da un diffuso scetticismo, Chivu ha saputo ricostruire un gruppo competitivo partendo dalle “macerie” di un’annata difficile. I risultati sono oggi sotto gli occhi di tutti: l’Inter comanda il campionato, ha conquistato l’accesso alla semifinale di Coppa Italia e ha sfiorato l’ingresso tra le prime otto d’Europa.
Proprio per questo, la filosofia di Beppe Marotta è chiara: non iniziare mai una nuova stagione con un allenatore in scadenza. Sebbene non vi sia urgenza per le firme, l’intenzione del club è quella di blindare Chivu nei prossimi mesi, garantendo continuità a un progetto tecnico che ha ritrovato nel proprio allenatore e nel suo “capitano morale” Dimarco i due pilastri su cui edificare i successi futuri.

