L’Arabia Saudita è passata in pochi mesi dall’essere l’Eldorado del calcio mondiale a un vero e proprio focolaio di ammutinamenti e fughe. Ciò che era stato presentato dal presidente della FIFA, Gianni Infantino, come un progetto destinato a diventare «uno dei tre migliori campionati al mondo», sta mostrando le prime, profonde crepe strutturali proprio mentre il Paese si avvicina all’appuntamento con il Mondiale 2034. Il caso di Cristiano Ronaldo, che ha disertato le ultime sfide dell’Al Nassr denunciando disparità di trattamento e ritardi nei pagamenti, è solo la punta di un iceberg che rischia di affondare le ambizioni globali del Fondo Sovrano saudita (PIF).
La protesta di Ronaldo e l’ombra dell’Al Hilal
Il “muro contro muro” tra CR7 e la Saudi Pro League è nato dalla percezione di uno squilibrio competitivo ormai insostenibile. Il portoghese contesta apertamente la gestione del PIF, colpevole a suo dire di aver privilegiato l’Al Hilal (guidato da Simone Inzaghi) attraverso operazioni di mercato faraoniche, come l’acquisto di Karim Benzema strappato ai campioni in carica dell’Al Ittihad.
Alle divergenze tecniche si aggiungono però motivazioni più gravi: le notizie di considerevoli ritardi nel pagamento degli stipendi hanno iniziato a circolare con insistenza, confermando che dietro la facciata di ricchezza sconfinata si nascondono criticità amministrative che stanno spingendo le stelle del torneo verso la porta d’uscita.
Eseguito l’esodo: da Henderson a Kanté
Il precedente creato da Jordan Henderson, fuggito dall’Al Ettifaq dopo soli sei mesi, ha dato il via a una reazione a catena. L’Al Ittihad, la squadra più colpita da questo terremoto, ha già visto partire N’Golo Kanté verso il Fenerbahçe di Jose Mourinho, dopo che il centrocampista francese si era rifiutato di allenarsi per forzare la cessione. Anche le situazioni di Fabinho e Danilo Pereira appaiono ormai compromesse, con i giocatori pronti a valutare offerte dai mercati emergenti come la MLS o il campionato brasiliano.
Le partenze di nomi illustri come Seko Fofana (rientrato in Europa al Porto), Alex Telles e Ivan Rakitic certificano il fallimento di un modello che, a differenza delle bolle passate in Giappone o Cina, sembrava avere una solidità politica e finanziaria garantita dalla FIFA.
Verso il 2034: un torneo al punto di partenza?
Il rischio concreto è che la Saudi Pro League torni a essere percepita come un “cimitero degli elefanti”, simile alla NASL degli anni ’70, perdendo quell’appeal che aveva convinto atleti nel pieno della carriera a trasferirsi nel deserto. Con il traguardo del Mondiale 2034 all’orizzonte, l’Arabia Saudita si trova a dover gestire una crisi di credibilità senza precedenti: senza una reale sostenibilità e un equilibrio competitivo trasparente, la lega rischia di implodere prima ancora di aver completato le infrastrutture avveniristiche del progetto Neom.