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Milan, il riposo del guerriero: Allegri ricarica le pile e studia lo scacco matto all’Inter

Rossoneri a Milanello mentre le rivali giocano. Senza coppe e con l'imbattibilità nel mirino, Max punta tutto sul derby di ritorno e sulle intuizioni dei giovani.

Redazione
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Il Milan di Massimiliano Allegri si ritrova a Milanello proprio nel pomeriggio in cui le rivali Inter e Juventus scendono in campo, godendosi un insolito turno di riposo forzato dovuto al rinvio della sfida contro il Como. Dopo tre giorni di stacco assoluto, i rossoneri riaccendono i motori per preparare la volata finale di un campionato che li vede protagonisti ben oltre le aspettative estive. Senza l’impegno delle coppe a drenare energie, un’assenza forzata che è un mix di sanzioni internazionali e passi falsi domestici, il tecnico livornese può gestire le rotazioni con una lucidità che sta diventando il vero valore aggiunto della stagione.

L’alchimia di Max: tra rimpianti e scalpi illustri

Il bilancio del nuovo corso allegriano è un mosaico di eccellenza tattica e qualche ombra di troppo contro le “piccole”. Se da un lato pesano i troppi pareggi contro formazioni sulla carta inferiori, dall’altro la bacheca di questa stagione espone trofei pesantissimi: il Milan ha messo al tappeto il Napoli campione in carica, ha strappato quattro punti alla Roma, ha trionfato nel derby d’andata e ha solo sfiorato il colpaccio a Torino contro la Juve, frenato solo da un errore dal dischetto di Pulisic.

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La striscia di imbattibilità, che dura dalla prima giornata, proietta inevitabilmente lo sguardo verso il derby di ritorno. La storia recente e passata insegna che la stracittadina milanese è spesso lo spartiacque per il tricolore: Allegri lo sa bene, ricordando il 3-0 del 2011 che spianò la strada al suo primo scudetto rossonero, così come resta vivido il ricordo della doppietta di Giroud nell’anno del titolo di Pioli.

Le intuizioni della panchina: da Bartesaghi a Modric

La forza di questo Milan risiede nella capacità di Allegri di aver rigenerato la rosa attraverso scelte coraggiose e intuizioni di mercato azzeccate. Se Maignan resta l’inamovibile guardiano dei pali, la difesa ha scoperto in De Winter e nel giovane Athekame — rivelatosi sostituto credibilissimo di Saelemaekers — alternative di assoluto spessore. La vera scommessa vinta è però il lancio di Bartesaghi: il prodotto del vivaio ha scalzato nelle gerarchie il nuovo acquisto Estupinian, garantendo una solidità difensiva che ha sorpreso gli addetti ai lavori.

A centrocampo, il capolavoro è rappresentato dalla coppia Modric-Rabiot. L’esperienza del croato e il dinamismo del francese hanno dato ordine e muscoli a un reparto completato da un Fofana ormai imprescindibile e da un Ricci sempre pronto all’uso. L’unica nota stonata resta finora Jashari, che non è ancora riuscito a incidere come ci si aspettava. In avanti, in attesa che l’innesto di Fullkrug diventi un fattore costante, Allegri ha saputo sopperire alla mancanza di una punta centrale pura con la mobilità di Leao, Pulisic e del prolifico Nkunku, alternando Loftus-Cheek come incursore aggiunto. Un lavoro da alchimista che sta portando il Milan a sognare in grande, in attesa che l’Inter, lassù in vetta, mostri finalmente i primi segni di cedimento.

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