Il Napoli non vuole smettere di sognare e, dopo il trionfo in Supercoppa, punta dritto alla coccarda tricolore. A poche ore dal fischio d’inizio dei quarti di finale contro il Como, Juan Jesus ha analizzato il momento d’oro degli azzurri in un’intervista esclusiva rilasciata a Carlo Landoni per Mediaset. Il difensore brasiliano, diventato un perno della retroguardia di Antonio Conte, ha spaziato dalle ambizioni stagionali alla critica feroce verso l’attuale deriva tecnologica del calcio, senza dimenticare un messaggio chiaro per il ct del Brasile, Carlo Ancelotti.
Obiettivo Coppa Italia e il “tabù” da sfatare
Per Juan Jesus, la sfida di martedì sera al Maradona (diretta esclusiva su Italia 1) non è un semplice turno di passaggio. Nonostante il Como arrivi più fresco per via del rinvio della gara contro il Milan, il difensore non cerca scuse: «Siamo il Napoli e, con tutto il rispetto per il Como, dobbiamo fare la nostra partita stanchi o non stanchi. L’importante è passare il turno».
Il trofeo rappresenta un traguardo personale e collettivo di grande rilievo: «Ho vinto una Supercoppa e due scudetti, mi manca la Coppa Italia. Faremo il massimo per arrivare a questo obiettivo». Sulla lotta Scudetto, invece, il brasiliano resta prudente ma battagliero, sottolineando come gli impegni europei dell’Inter potrebbero rimescolare le carte: «Dobbiamo difendere lo scudetto fino all’ultima partita, sino a quando la matematica ce lo permette».
Lo sfogo sul VAR: «Così diventa un calcio finto»
Uno dei passaggi più significativi dell’intervista riguarda lo stato attuale del calcio italiano e l’impiego della tecnologia, ricollegandosi alle recenti lamentele di Daniele De Rossi. Juan Jesus, che ha vissuto l’epoca del calcio fisico e dei “contatti veri”, non ha nascosto il suo malcontento: «A oggi non vedo un miglioramento su niente, si fa polemica e basta. Abbiamo fatto un passo indietro invece che in avanti».
Il difensore ha poi approfondito la difficoltà del suo ruolo con le regole attuali: «Diventa un brutto sport, io ho vissuto il calcio in cui si entrava con fisicità. Ho giocato con Samuel, Lucio, Chiellini: se giocassero oggi, farebbero una partita sì e una no». Secondo il brasiliano, l’eccessiva attenzione ai minimi contatti e ai falli di mano involontari sta snaturando l’essenza del gioco: «Basta che tocchi uno e vola dieci volte, condizionando l’arbitro. Per noi difensori diventa un calcio finto».
Il sogno Mondiale e i nuovi acquisti
Nonostante i 18 anni di carriera, Juan Jesus non smette di guardare alla Nazionale. Il rendimento costante sotto la gestione Conte lo autorizza a sperare in una chiamata di Ancelotti: «L’età è solo un numero. Se arriverà la chiamata del Brasile sarò pronto a difendere la mia nazione. Mi sono fatto trovare pronto e ho dimostrato chi ero».
Infine, un commento sui nuovi innesti brasiliani che potrebbero debuttare proprio contro il Como. Juan Jesus ha promosso a pieni voti sia Alisson Santos («molto rapido e tecnico, si avvicina a David Neres») sia Giovane («potente a livello fisico, corre tanto ed è adatto a quello che chiede il mister»). Parole di stima anche per il compagno di reparto Buongiorno, reduce da un errore a Genova: «Non si deve scusare di nulla. Se sbaglia il difensore succede un casino, se sbaglia l’attaccante nessuno dice niente. Ma Alessandro ha la testa sulle spalle».

