L’umiltà dei grandi e i numeri di un autentico fuoriclasse: Federico Dimarco si conferma l’anima pulsante dell’Inter di Cristian Chivu, trascinando i nerazzurri nell’ultima esaltante trasferta di Reggio Emilia. Nonostante una rosa profonda e qualitativamente eccelsa, l’esterno milanese è diventato, a suon di prestazioni dominanti, l’unico vero elemento insostituibile dello scacchiere tattico del tecnico rumeno. Al termine del successo contro il Sassuolo, il laterale mancino ha preferito mantenere il profilo basso, tipico di chi è cresciuto con i colori nerazzurri sulla pelle: «Io non mi sento nessuno: nel calcio sappiamo che quando vai bene sei un fenomeno, mentre quando vai male sei scarso», ha dichiarato con pragmatismo, aggiungendo che «alla fine contano i risultati di squadra, non quelli personali».
Il fattore Dimarco: potenza, precisione e record nel mirino
Le statistiche, tuttavia, raccontano una realtà che va ben oltre la modestia del calciatore. Con 13 assist e 5 reti messi a referto finora in campionato, Dimarco non è solo un difensore aggiunto o un incursore, ma un vero e proprio regista avanzato. Nella manovra di Chivu, così come accadeva con la precedente gestione, la ricerca della catena di sinistra è diventata un mantra tattico fondamentale, specialmente in un periodo in cui l’assenza di Dumfries ha spostato il baricentro del gioco sulla sponda mancina.
La capacità dell’esterno di abbinare una potenza atletica straripante a una precisione balistica millimetrica lo rende un incubo per le difese avversarie. A Reggio Emilia la sua impronta è stata totale: è entrato attivamente in tre delle cinque reti segnate dall’Inter, sfiorando anche la gioia personale con una traversa clamorosa che ancora trema. Ora, nel mirino del numero 32, c’è un traguardo storico: il record di 16 assist stagionali stabilito dal Papu Gomez nel 2019/20. Un primato che appare ampiamente alla portata di un giocatore che sta riscrivendo i canoni del ruolo.
Solidità e spinta: l’Inter di Chivu non si ferma
Se Dimarco è l’arma impropria in fase offensiva, l’equilibrio della squadra è garantito da una retroguardia che sa anche colpire. Le prestazioni di Bisseck e Akanji, oltre a blindare la porta difesa da Sommer, si stanno rivelando decisive anche nell’area avversaria, aggiungendo fisicità e pericolosità sui calci piazzati. L’Inter formato Chivu sembra aver trovato la quadra perfetta: una difesa granitica che fa da trampolino di lancio per i continui cambi di gioco volti a innescare la corsa di Dimarco.
Con un terminale così efficace sulla fascia, i nerazzurri continuano a macinare punti e gol, confermandosi come la squadra più fluida e letale del torneo. La sensazione è che, finché il piede sinistro di Federico continuerà a disegnare traiettorie simili, nessun traguardo sia precluso a questa Inter, attesa ora da un finale di stagione dove ogni pallone messo al centro dal “mattatore” potrebbe valere un pezzo di storia.


