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Lamine Yamal si confessa: «Pokémon, tacos e PlayStation: così batto la pressione del Barcellona»

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Lamine Yamal non è solo l’astro nascente del calcio mondiale; a diciotto anni, la stella del Barcellona e della Roja sta riscrivendo le regole della gestione della pressione. In una recente intervista rilasciata a ESPN, il giovane talento ha svelato il suo “metodo” per non farsi travolgere dalle aspettative: vivere, quando possibile, come un adolescente qualunque. Tra una PlayStation, una passeggiata e la cura del fratellino Keyne, Yamal ha tracciato il profilo di un campione che ha scelto la normalità come scudo contro la celebrità.

L’arte di “staccare” per restare al top

Essere l’adolescente più osservato del pianeta potrebbe schiacciare chiunque, ma Yamal insiste sulla separazione netta tra campo e vita privata. «Cerco di non concentrarmi esclusivamente sul calcio, di non pensare costantemente alla partita o di guardare video del terzino che dovrò affrontare», ha spiegato l’ala blaugrana.

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La sua ricetta per la sanità mentale è fatta di gesti quotidiani: «Faccio quello che fa qualsiasi diciottenne: esco con gli amici, mi prendo cura di mio fratello, gioco alla PlayStation… cose del genere». Questo distacco consapevole sembra essere il segreto dietro la sua incredibile lucidità nei momenti clou della stagione, dove ha già messo a referto 15 gol in 30 presenze.

Pokémon e origini: quando le carte erano l’unico gioco

In un momento di rara sincerità, Yamal ha ricordato le sue origini a Rocafonda, rivelando un retroscena sulla sua infanzia. Prima della tecnologia moderna, il suo tempo libero era dominato dalla passione per i Pokémon. Una scelta dettata anche dalle possibilità economiche della famiglia: «A scuola giocavamo con le carte dei Pokémon… costavano un euro. Quando ero piccolo non potevamo permetterci una PlayStation o un Nintendo». Un ricordo che riporta alle radici un giocatore che oggi vanta una valutazione di mercato da record, ma che non dimentica i pomeriggi passati al parchetto con gli amici.

Road to 2026: tra sogni mondiali e Tacos

Con i Mondiali del 2026 all’orizzonte, l’entusiasmo di Lamine è palpabile. La Spagna, inserita in un girone con Capo Verde, Arabia Saudita e Uruguay, giocherà parte del torneo in Messico, a Guadalajara. Per il diciottenne, oltre alla gloria sportiva, c’è la curiosità per l’esperienza culturale: «Penso che dovrò provare i tacos. Non sono mai stato in Messico», ha ammesso scherzando, confermando però l’ambizione del gruppo spagnolo di puntare dritti alla vittoria finale.

Se sul campo è un chirurgo, Yamal ammette però un limite invalicabile: la cucina. «Al massimo ti preparo dei nuggets con patatine fritte», ha confessato ridendo, confermando che, almeno davanti ai fornelli, il fenomeno del Barcellona è un diciottenne come tutti gli altri.

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