Nel maggio 2003 le sale cinematografiche italiane accoglievano l’esilarante parabola di Una settimana da Dio, pellicola in cui il protagonista riceveva in dote poteri sovrannaturali per un tempo limitato. Soltanto pochi mesi prima, a gennaio di quello stesso anno, nasceva Antonio Vergara. Oggi, ventitré anni dopo, il talento di Frattaminore sta riscrivendo quel copione, vivendo una personale epifania calcistica che sembra sfidare le leggi della crescita graduale. In dodici giorni che hanno scosso le gerarchie del calcio nazionale, Vergara ha inanellato una sequenza realizzativa da predestinato: il sigillo in Champions League contro il Chelsea, la rete alla Fiorentina e, infine, l’acuto in Coppa Italia contro il Como. I suoi “poteri” non accennano a scemare, proiettandolo verso un orizzonte che, fino a poche settimane fa, appariva precluso.
Dal gol al Chelsea alla chiamata azzurra: un paradigma ribaltato
Il momento di grazia psicofisica del ragazzo di scuola Napoli ha costretto l’opinione pubblica e gli addetti ai lavori a una repentina revisione dei giudizi. Se solo un mese addietro l’ipotesi di un suo impiego in pianta stabile appariva prematura, oggi l’opinione prevalente, supportata dai dati di rendimento, rende difficile immaginare una Nazionale priva della sua qualità. Secondo le indiscrezioni filtrate dall’ambiente di Castel Volturno, il Commissario Tecnico Rino Gattuso avrebbe ufficialmente inserito il giovane trequartista nel radar per i playoff mondiali di marzo. Un segnale inequivocabile della stima del tecnico è giunto dall’invito formale rivolto a Vergara per la cena conviviale programmata con lo zoccolo duro azzurro composto da Meret, Buongiorno, Spinazzola, Politano e Di Lorenzo. Un summit che profuma di investitura, volto a integrare la nuova leva nei meccanismi di un gruppo chiamato a non fallire l’appuntamento con la rassegna iridata.
L’emergenza tattica e la candidatura di Frattaminore
La candidatura di Antonio Vergara prende quota non solo per meriti propri, ma anche per una contingenza tattica che vede l’Italia in crisi di estro. Con Mattia Zaccagni attualmente ai box per infortunio e Riccardo Orsolini apparso appannato nelle ultime uscite stagionali, Gattuso necessita come l’ossigeno di interpreti capaci di saltare l’uomo e creare superiorità numerica. Vergara incarna esattamente questo profilo: un calciatore tecnico, imprevedibile, capace di agire tra le linee con una naturalezza disarmante. La rapidità con cui il ragazzo ha saputo imporsi su palcoscenici internazionali suggerisce una maturità psicologica pronta per il salto definitivo. Quella che era iniziata come una felice parentesi realizzativa si è trasformata in un’autentica candidatura di Stato: il ragazzo di Frattaminore non è più una promessa da proteggere, ma una risorsa da schierare per evitare l’impasse creativa che ha tormentato le ultime uscite della selezione azzurra.


