L’incantesimo del Tardini si spezza nel modo più drammatico e catartico possibile, restituendo al Parma una vittoria interna che mancava come l’ossigeno e sprofondando l’Hellas Verona in un abisso di rimpianti. In una sfida salvezza vissuta sul filo del rasoio, è la zuccata imperiosa di Mateo Pellegrino al 93′ a riscrivere un copione che pareva ormai destinato al pareggio. Per gli uomini di Carlos Cuesta, il successo vale un’ipoteca pesantissima sulla permanenza in categoria, con un margine di otto lunghezze sulla zona calda; per la compagine scaligera, la sconfitta matura al termine di una prova d’orgoglio commovente, vanificata però da un’ingenuità collettiva nei minuti di recupero.
Follia e resilienza: il primo atto al Tardini
Il confronto si è aperto sotto il segno del dominio emiliano. Dopo appena tre minuti, un errore grossolano nella costruzione dal basso del Verona ha permesso a Keita di servire Bernabé, il cui mancino dalla distanza non ha lasciato scampo a Montipò. Il sodalizio guidato da Sammarco è parso barcollare paurosamente quando, al 12′, la serata si è trasformata in un incubo: Orban, in un mix di follia e inesperienza, ha rivolto espressioni irriferibili all’arbitro Pairetto, rimediando un cartellino rosso diretto che ha lasciato i suoi in inferiorità numerica per quasi l’intero match.
Nonostante l’uomo in meno e l’infortunio precoce di Belghali, l’Hellas ha mostrato una compattezza insospettabile. La Legge di Murphy, che pareva aver preso possesso della panchina veneta, è stata parzialmente smentita al 40′, quando un’indecisione di Circati su Bowie ha causato il penalty del pareggio. Dal dischetto, Harroui è stato glaciale, fissando l’1-1 con cui si è chiusa la prima frazione.
L’assedio di Cuesta e il verdetto di Pellegrino
Nella ripresa, Cuesta ha cercato di forzare l’impasse negoziale con il gol inserendo Ondrejka per un difensore, trasformando la gara in un monologo crociato. Il Parma ha stretto d’assedio l’area scaligera, infrangendosi però contro un monumentale Montipò e contro la sfortuna, incarnata dalla traversa colpita da uno scatenato Strefezza. Il Verona, arroccato in una trincea d’altri tempi, ha saputo soffrire, reclamando anche un calcio di rigore per un contatto tra Keita e Bowie su cui la direzione di gara ha preferito sorvolare.
Quando il cronometro segnava ormai l’ultimo giro di lancette, ecco l’episodio decisivo. Un traversone telecomandato di Nicolussi Caviglia ha trovato lo stacco imperioso di Mateo Pellegrino: l’argentino, fino a quel momento autore di una prestazione opaca, ha saputo riscattarsi con il suo settimo sigillo stagionale, infilando il pallone laddove Montipò non poteva arrivare. È il colpo del KO che spegne le ultime speranze di un Verona eroico ma sfortunato, regalando al Parma una primavera di relativa tranquillità.


