Il Milan si proietta verso il recupero della ventiquattresima giornata di Serie A contro il Como con la consapevolezza di chi non può più permettersi passi falsi. Nella cornice di un San Siro che si preannuncia ribollente, la compagine rossonera cerca i tre punti per riportarsi a una distanza di sicurezza dalla capolista Inter, riaprendo di fatto i giochi per il titolo a meno di un mese dallo scontro diretto. Massimiliano Allegri, intervenuto nella consueta conferenza stampa della vigilia, ha tracciato la rotta per un finale di stagione che non ammette distrazioni, né tattiche né mentali, ponendo l’accento sulla necessità di isolarsi dalle tempeste mediatiche che hanno travolto il sistema arbitrale dopo il recente Derby d’Italia.
Architettura del finale: la gestione dell’errore e il fattore Champions
L’analisi del tecnico livornese parte da una premessa di natura macroeconomica e strategica: per i club italiani, la qualificazione alla massima competizione europea non è un vezzo sportivo, ma un imperativo finanziario. In questo contesto di pressione esasperata, Allegri invoca una protezione per la classe arbitrale, la cui età media si è sensibilmente abbassata, esponendo i direttori di gara a critiche feroci che rischiano di soffocare lo spettacolo tecnico. Il sodalizio rossonero, dunque, deve essere pronto a gestire l’imprevisto all’interno dei novanta minuti, senza disperdere energie preziose in proteste che il tecnico definisce sterili.
«Sui fatti di Inter-Juve hanno già parlato in troppi e continuare a farlo è del tutto inutile; non dobbiamo sprecare vigore nervoso su quanto accaduto, ma concentrarci sulla nostra evoluzione», ha ammonito Allegri durante l’incontro con i media a Milanello. Secondo il timoniere milanista, la via maestra per la risoluzione delle controversie passa attraverso un’evoluzione tecnologica che esuli dalla discrezionalità: «È fondamentale che le persone competenti stiano lavorando per condurre il VAR verso l’oggettività, che è una dimensione non opinabile e necessaria per il bene del gioco».
Scelte tattiche e lo spettro del “bel gioco”: la sfida a Fabregas
Sul piano strettamente agonistico, il Milan recupera pedine fondamentali per lo scacchiere tattico. Sebbene la squalifica di Rabiot costringa a ridisegnare la mediana, il rientro di Saelemaekers offre soluzioni di equilibrio sulla fascia. Resta invece in sospeso la posizione di Christian Pulisic, tormentato da un fastidio cronico che ne mette a rischio la titolarità, mentre per l’innesto di Gimenez i tempi sembrano ormai maturi. Allegri ha poi speso parole di elogio per Rafael Leao, apparso in netta crescita atletica e designato come l’uomo in grado di decidere la volata scudetto grazie alla sua cifra tecnica superiore.
Il confronto con il Como di Cesc Fabregas, definito dal tecnico rossonero come una squadra in piena lotta per un piazzamento europeo, riaccende l’atavico dibattito tra estetica e pragmatismo. Allegri, fedele alla sua filosofia del risultato, ha però dribblato le etichette con eleganza: «Quello tra risultatisti e giochisti non è un dibattito che mi appartiene. Il Como sta svolgendo un lavoro straordinario in poco tempo e meritano solo complimenti, ma a noi preme esclusivamente conquistare l’obiettivo. Nel calcio esistono momenti in cui la prestazione è brillante e altri in cui lo è meno, ma ciò che conta è la solidità del bottino finale». Un richiamo alla concretezza che si chiude con una citazione storica sul celebre “gol di Muntari”, derubricato dal tecnico a evento oggettivo che, tuttavia, non deve fungere da alibi per le sconfitte maturate sul campo.



