Julian Alvarez
Atlético Madrid vs Villarreal
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J. Álvarez
La Liga

Alvarez fischiato e in fuga verso gli spogliatoi: la rottura con l'Atletico è totale

Durante il pareggio 2-2 con il Villarreal l'argentino è stato accolto da una bordata di fischi ed è uscito dal campo senza salutare la curva: sullo sfondo la volontà di trasferirsi al Barcellona

Lo strappo tra Julian Alvarez e l'Atletico Madrid è ormai a un passo dal punto di non ritorno. Durante il match pareggiato 2-2 contro il Villarreal, l'argentino, entrato in campo a mezz'ora dalla fine, è stato accolto da una bordata di fischi clamorosa da parte dei tifosi Colchoneros. Non solo. Al momento del saluto della squadra alla curva, Alvarez si è staccato dal gruppo e si è diretto dritto verso gli spogliatoi.

Un gesto che non è passato inosservato. Uscendo dal campo, qualcuno tra i tifosi gli ha tirato contro una maglietta dell'Atletico, che il giocatore ha schivato senza fermarsi. Il club, dal canto suo, ha ribadito che era stata la società stessa a indicargli di non recarsi sotto la curva. Cambia però poco, di fronte a un'immagine che racconta da sola la temperatura dell'ambiente.

Julian Alvarez

Il sogno Barcellona e il muro del club

Negli ultimi giorni e settimane, Alvarez è apparso spesso con il volto scuro, teso, lo si è visto perfino nella foto di presentazione pubblicata sul sito ufficiale dell'Atletico. La sua volontà, del resto, è chiara da tempo: vuole andare via, vuole il Barcellona. Ma quello che l'argentino vuole si scontra, per ora, con quello che può ottenere. E la risposta, in questo momento, è: nulla.

Ci sono contratti da rispettare. Nel 2024 il centravanti aveva firmato, felice, un accordo fino al 2030 da 7 milioni l'anno, con una clausola rescissoria fissata a 500 milioni di euro. Alvarez sperava di poter risolvere tutto parlando direttamente con Simeone e con Gil Marin, amministratore delegato del club. Non se n'è fatto nulla: la posizione dei biancorossi resta identica a prima. Cessione impossibile per qualunque cifra inferiore alla clausola. Non bastano 100 milioni. Non bastano 150. E nemmeno 200.

Real, Barcellona e Arsenal respinti in tre modi diversi

Le pretendenti non mancano, Real Madrid, lo stesso Barcellona, l'Arsenal, ma sono state respinte con trattamenti ben distinti tra loro. Le due spagnole sono state addirittura derise sui social dall'Atletico. Gli inglesi, invece, restano semplicemente poco avvezzi a spendere 150-200 milioni per un giocatore proveniente da un campionato straniero, come da tradizione tutta britannica: 115, 120, 135 milioni per Rogers, Anderson e compagni sono un altro discorso, soldi che restano dentro la Premier League. Investire quella cifra per un argentino della Liga è un salto diverso.

Dal momento che 500 milioni rappresentano più una manovra finanziaria che una cifra realmente spendibile per un solo calciatore, le strade rimaste per il classe 2000 sono essenzialmente due. La prima: restare all'Atletico, comportarsi da professionista, provare a ricucire con la società ammorbidendone la posizione, sperando in una cessione futura. La seconda: un muro contro muro senza soluzione apparente, a meno di ricorrere a misure estreme come l'arcinoto Articolo 17 del regolamento Fifa.

Cos'è l'Articolo 17 e perché complica tutto

L'Articolo 17 del Regolamento Fifa sullo Status e il Trasferimento dei Calciatori disciplina le conseguenze della risoluzione unilaterale di un contratto senza giusta causa. In sostanza, un calciatore che ha firmato con un club da più di tre anni e che ha meno di 28 anni può svincolarsi avvalendosi di questa norma. Farlo, però, è tutt'altro che semplice: bisogna comunicare l'intenzione di svincolarsi entro quindici giorni dall'ultima partita disputata, e per i dodici mesi successivi non ci si può trasferire in un club di un altro campionato, il che, per Alvarez, significherebbe niente Real Madrid né Barcellona nell'immediato.

C'è poi la questione economica: il giocatore deve comunque versare un indennizzo al club, proporzionato all'investimento fatto su di lui, agli anni di contratto rimanenti e allo stipendio percepito. Il club che lo acquisisce, per altro, è obbligato in solidarietà a contribuire al pagamento di quelle spettanze verso la società cedente, cifre comunque generalmente molto più basse rispetto a un trasferimento tradizionale.

In Italia si era sfiorato un caso simile con Kvicha Kvaratskhelia, deciso a trasferirsi a Parigi e pronto a invocare proprio questa norma. Alla fine non se ne fece nulla, ma lo spettro dell'Articolo 17 spinse il Napoli a cederlo a una cifra inferiore rispetto alla clausola prevista, pur di evitare che il giocatore se ne andasse lasciando in cassa solo una decina di milioni. Resta il fatto che l'Articolo 17 è, e rimane, una soluzione malvista nel mondo del calcio: tra i club esiste una sorta di patto tacito di rispetto reciproco che riduce all'osso i casi di utilizzo di una norma tanto estrema, capace di causare un danno patrimoniale pesante a chi perde il proprio calciatore.

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