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Caso La Penna, pugno duro dell’AIA: stop prolungato dopo l’errore nel derby

L'espulsione di Kalulu costa cara al fischietto romano. Rocchi pronto al provvedimento disciplinare: pesa il doppio errore su Bastoni. Chiellini attacca: «Livello inadeguato».

Redazione
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Il fischio finale di San Siro ha inaugurato una stagione di riflessioni profonde e provvedimenti drastici in seno all’Associazione Italiana Arbitri. La direzione di Federico La Penna nel derby d’Italia, la prima della sua carriera, rischia di trasformarsi in una macchia indelebile e, soprattutto, in un lungo esilio dai campi di Serie A. Il fischio romano, travolto dall’inesperienza nella gestione delle tensioni massime, è finito sul banco degli imputati per l’abbaglio che ha portato all’espulsione di Pierre Kalulu, un episodio che ha alterato irrimediabilmente l’equilibrio del match tra Inter e Juventus.

L’abbaglio del Meazza: un doppio errore tecnico

La dinamica incriminata, occorsa al minuto 42 della prima frazione, rappresenta un unicum per gravità nell’attuale stagione. La Penna ha interpretato la caduta di Alessandro Bastoni come conseguenza di un intervento falloso di Kalulu, estraendo con eccessiva foga un secondo giallo rivelatosi inesistente. Come analizzato tempestivamente dall’esperto Luca Marelli e confermato dai replay, tra il difensore francese e il centrale nerazzurro non è intercorso alcun contatto.

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Tuttavia, il vizio di forma è duplice e ancor più penalizzante per la gestione della gara: oltre alla mancata grazia per Kalulu, l’arbitro ha ignorato la vistosa simulazione di Bastoni. Qualora avesse applicato correttamente il regolamento, La Penna avrebbe dovuto ammonire il difensore interista — già sanzionato in precedenza — ristabilendo la parità numerica attraverso l’espulsione di quest’ultimo. Un’inversione della realtà che ha scatenato l’ira dei vertici bianconeri, portando Giorgio Chiellini a definire «inaccettabile» il livello della direzione di gara per un evento di tale portata planetaria.

La mannaia di Rocchi e l’attesa per Open VAR

Le conseguenze per il fischietto della sezione di Roma 1 appaiono inevitabili. Il designatore Gianluca Rocchi, secondo le indiscrezioni raccolte dalla Gazzetta dello Sport, sarebbe orientato verso una punizione esemplare. Non si tratterà del canonico turno di riposo, ma di uno stop prolungato e punitivo, volto a sottolineare la gravità di una svista che ha pesato sul risultato finale e sulla credibilità del sistema arbitrale in un momento di estrema tensione istituzionale.

In attesa del verdetto ufficiale, l’attenzione si sposta sulla prossima puntata di Open VAR su DAZN. Il dibattito pubblico tra i vertici dell’AIA e i commentatori servirà a sviscerare le registrazioni audio tra campo e sala video, chiarendo una volta per tutte l’impotenza del VAR di fronte al protocollo attuale. Una regola, quest’ultima, che impedisce l’intervento tecnologico sulle doppie ammonizioni e che — come evidenziato dalle recenti aperture dell’Ifab — appare ormai come un anacronismo insostenibile per il calcio del 2026.

Gerarchie arbitrali sotto esame

L’episodio riapre il processo alle scelte di designazione in un campionato che non ammette passi falsi. Le parole di Chiellini, pur senza citare direttamente Rocchi, hanno puntato il dito contro la «leggerezza» nel gestire il derby d’Italia, auspicando una selezione più rigorosa e basata sull’esperienza certificata per le sfide di vertice. Mentre la Serie A prosegue con il turno odierno, che vede il Napoli impegnato contro la Roma nel tentativo di difendere il primato, l’ombra di San Siro continua a oscurare la tranquillità dei direttori di gara, chiamati a una risposta di polso per evitare che la crisi di La Penna diventi sistemica.

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