L’Arsenal di Mikel Arteta si riprende un posto nell’aristocrazia europea, ma lo fa con il respiro affannato e i nervi tesi. Lo 0-0 maturato all’Emirates Stadium contro uno Sporting Lisbona coraggioso basta ai Gunners per staccare il pass per la semifinale di Champions League, dove ad attenderli ci sarà l’Atletico Madrid del “Cholo” Simeone. A decidere il quarto di finale è, a conti fatti, il guizzo di Kai Havertz nella gara d’andata a Lisbona: un 1-0 complessivo che pesa come un macigno e spegne il sogno storico dei portoghesi, mai così vicini a una semifinale mai raggiunta nella loro storia.
La serata di Londra è stata tutto fuorché una passerella. Lo Sporting ha approcciato il match con la fame di chi non ha nulla da perdere, mettendo a nudo le fragilità emotive di un Arsenal contratto. Le conclusioni di Suarez e Trincao hanno fatto tremare il muro biancorosso, salvato solo dalla scarsa mira degli attaccanti lusitani e da un recupero prodigioso di Gabriel Martinelli su Catamo. Proprio l’esterno del Mozambico ha fatto calare il gelo sull’Emirates al 43′, quando il suo destro si è stampato contro un palo clamoroso a David Raya battuto.
Arteta ha provato a scuotere i suoi nella ripresa, ma la sfortuna si è accanita sui padroni di casa. Prima l’infortunio di Noni Madueke, costretto a lasciare il campo (dentro il giovanissimo talento del 2009, Max Dowman, al debutto assoluto in un contesto simile), poi il secondo legno della serata colpito da Leandro Trossard all’84’. «Sapevamo che avremmo sofferto, queste partite sono battaglie di nervi», ha sussurrato a bordocampo un componente dello staff tecnico dei Gunners. L’interpretazione è chiara: l’Arsenal ha scelto di non rischiare, preferendo una gestione conservativa che però ha rischiato di trasformarsi in un harakiri sportivo di fronte alla verve dei “Leoni”.
Il triplice fischio libera l’urlo di un intero stadio, ma la gioia è contenuta. La semifinale contro l’Atletico Madrid richiederà una solidità mentale diversa: contro Simeone, i cali di tensione visti stasera potrebbero essere letali. Per lo Sporting resta l’orgoglio di aver giocato alla pari contro una delle favorite al titolo, uscendo dalla competizione a testa altissima ma con il rimpiello di quel palo che avrebbe potuto riscrivere la storia del club.


