La Coppa Italia, talvolta, rivela sorprese. Non stavolta. L’Atalanta di Raffaele Palladino conferma la sua marcia crescente e schianta il Genoa con una naturalezza che racconta più di mille statistiche. È il terzo successo consecutivo dell’allenatore campano, il primo nella competizione, e vale un quarto di finale che profuma di grande sfida: la Juventus di Luciano Spalletti, già qualificata dopo aver superato l’Udinese. Il pomeriggio di Bergamo, però, ha avuto una sola voce. E portava i colori nerazzurri.
Il colpo di Djimsiti e una partita già segnata
Il match si apre con un presagio ben preciso, quando Mario Pasalic sfiora il vantaggio con il suo classico “terzo tempo”, stampando una traversa che manda un segnale chiaro sulla piega dell’incontro. Il Genoa prova a compattarsi, ma basta poco per capire che la diga è fragile.
Il gol arriva al 19’ e nasce dal piede educatissimo di Nicola Zalewski, che pesca al centro dell’area un Berat Djimsiti libero come fosse in allenamento. Lo stacco è pulito, la torsione impeccabile, la palla si insacca e la Dea sale subito in quota. È la rete che spezza la partita, ma non il ritmo, perché l’Atalanta continua a martellare. Palladino perde Sulemana per un problema fisico, ma il subentrato Maldini entra con idee luminose: una punizione sul palo e una chance divorata faccia a faccia con Siegrist che poteva chiudere tutto già nel primo tempo. Il Genoa, invece, cade nel momento peggiore. Fini stende Bellanova al limite dell’area e viene espulso: l’episodio che segna l’inizio della fine.
La perla di de Roon e la notte perfetta della Dea
In superiorità numerica l’Atalanta dilaga. Dopo l’intervallo, Marten de Roon pesca dal cilindro un gol da antologia: collo esterno, traiettoria che bacia l’aria e si infila all’incrocio. Una parabola che sembra una firma d’autore, il sigillo di un capitano che incarna alla perfezione lo spirito della squadra.
Da quel momento il Genoa smette di crederci. La Dea no. Pasalic sgrana la sua consueta fame da incursore e scivola sul pallone del terzo gol, poi Ahanor chiude la festa siglando il poker con la freddezza dell’ex che non sbaglia mai l’appuntamento. È un 4-0 che non ha bisogno di ulteriori descrizioni: una dichiarazione di forza.
Palladino, una squadra che cresce
La sensazione, ormai evidente, è che Palladino abbia acceso qualcosa di nuovo in un gruppo che aveva smarrito alcune certezze. Il suo calcio, fatto di intensità e di idee, sta rimodellando volti e personalità. De Ketelaere ritrova lucidità, Scamacca si muove meglio, Bellanova continua a crescere, Zalewski sembra già dentro il sistema da mesi. E poi c’è lo stesso Ahanor, che entra e segna, mostrando una profondità di rosa che sarà determinante nella seconda parte di stagione.
Il Genoa non trova appigli
La squadra di De Rossi vive una serata di sofferenza continua. Siegrist trema spesso, Norton-Cuffy smarrisce le marcature, la mediana non trova mai un punto di equilibrio, e l’espulsione di Fini cancella ogni piano partita. L’impressione è che, una volta preso il primo schiaffo, non ci sia stata più capacità di reagire.
Verso la Juventus: una sfida che pesa
Il tabellone ora impone un duello che profuma di grande calcio. Ai quarti la Dea incontrerà la Juventus, squadra che con Spalletti ha cambiato identità e ambizioni. Sarà una partita completamente diversa, in cui i margini saranno più stretti e ogni dettaglio peserà come un macigno. Ma se questa Atalanta continua a crescere con questo ritmo, nessun orizzonte può dirsi davvero precluso. La Dea, semplicemente, ha ricominciato a credere in se stessa. E quando succede, il resto della Serie A tende a preoccuparsi.

