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L’espiazione di Bastoni: tra etica del campo e deriva social

Il difensore dell'Inter ammette l'errore nel contatto con Kalulu alla vigilia della sfida col Bodo/Glimt, denunciando le minacce di morte ricevute sui social.

Redazione
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Alessandro Bastoni, pilastro difensivo della compagine nerazzurra, ha rotto il silenzio a Bodø nella vigilia dei playoff di Champions League, ammettendo la simulazione che ha portato all’espulsione di Kalulu durante l’ultimo Derby d’Italia. Il centrale ha scelto la ribalta europea per affrontare una gogna mediatica che ha travalicato i confini del rettangolo di gioco, colpendo la sua sfera privata con minacce alla famiglia. In un momento di altissima tensione per il cammino stagionale dell’Inter, il calciatore ha rivendicato il diritto all’errore umano, stigmatizzando però l’ipocrisia di un sistema che trasforma un episodio di campo in una sentenza morale definitiva.

La confessione di Bodø: il peso dell’agonismo e la verità del campo

L’analisi del difensore non lascia spazio a interpretazioni ambigue, segnando un punto di rottura rispetto alla consueta reticenza dei tesserati in situazioni analoghe. «Ci tenevo a essere qui per chiarire quanto successo sabato sera, consapevole di essere stata la persona più chiacchierata delle ultime 48 ore», ha esordito il mancino nerazzurro di fronte alla stampa norvegese. Bastoni ha ricostruito con lucidità il contatto con l’avversario bianconero, ammettendo di aver cercato deliberatamente un vantaggio tattico attraverso un’esasperazione del movimento. «Nel momento in cui ho avvertito il contatto con Kalulu ho sicuramente accentuato la caduta per cercare di trarne profitto; ci metto la faccia senza problemi, ma ciò che mi amareggia di più è la reazione successiva, figlia della foga agonistica e della pressione di una sfida cruciale per il nostro percorso in campionato», ha spiegato il centrale, tentando di contestualizzare un gesto che ha condizionato pesantemente l’andamento del match diretto dall’arbitro La Penna.

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Il focus del calciatore si è poi spostato sulla percezione esterna dell’accaduto, puntando il dito contro un certo moralismo di facciata che ha investito la sua figura professionale. Secondo Bastoni, un singolo episodio non può e non deve inficiare una carriera costruita su oltre 300 presenze ai massimi livelli. «Mi dispiace aver agito in quel modo, ma è doveroso non definire la mia storia calcistica in base a quanto visto sabato; ho avvertito tanta ipocrisia e un finto perbenismo da parte di molti addetti ai lavori», ha sottolineato con fermezza. Il difensore ha poi voluto distinguere tra la critica tecnica, da lui definita corretta quando lo ha additato come “stupido” per l’ingenuità commessa, e il processo alle intenzioni che ne è scaturito, ribadendo che l’essere umano ha il dovere di riconoscere lo sbaglio una volta compiuto.

Il confine violato: dalla critica sportiva alla minaccia familiare

Il passaggio più critico dell’intervento di Bastoni ha riguardato il riflesso degradante che la vicenda ha avuto sui suoi affetti più cari, trasformando una controversia sportiva in un caso di cronaca dai contorni inquietanti. Se la pressione mediatica fa parte del bagaglio professionale di un atleta d’élite, le minacce di morte indirizzate alla moglie rappresentano un limite invalicabile che il calciatore ha voluto denunciare con forza. «Personalmente non sono stato segnato più di tanto, essendo abituato a certe dinamiche, ma spiace profondamente per mia moglie e mia figlia; trovarsi di fronte ad auguri di malattia e minacce è un qualcosa che va condannato senza riserve», ha dichiarato il difensore, allineandosi alle parole di ferma condanna già espresse dalla presidenza del sodalizio milanese.

In chiusura del summit con i cronisti, Bastoni ha rivolto un pensiero anche alla classe arbitrale, manifestando solidarietà verso il direttore di gara La Penna, anch’egli finito nel tritacarne delle reazioni post-partita. Nonostante il peso psicologico delle ultime ore, il centrale si è dichiarato mentalmente pronto e integro per scendere in campo contro il Bodo/Glimt, tracciando un parallelo con un episodio analogo avvenuto in passato contro il Liverpool che coinvolse Wirtz. La coerenza tecnica richiesta dal tecnico Gattuso e la voglia di riscatto sembrano essere le coordinate su cui l’Inter intende poggiare la propria ripartenza europea, cercando di isolare il gruppo squadra dalle scorie di un Derby d’Italia che continua a far discutere ben oltre il novantesimo.

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