A meno di una settimana dalle feroci polemiche di San Siro, il dossier relativo ai blocchi sui portieri torna a incendiare il dibattito calcistico nazionale, mettendo a nudo le fragilità strutturali della classe arbitrale italiana. Il protagonista, suo malgrado, è ancora Lautaro Valenti: il difensore del Parma ha replicato pedissequamente la dinamica che aveva portato al contestatissimo gol di Troilo contro il Milan, ma con un esito diametralmente opposto. Se contro i rossoneri l’On Field Review aveva legittimato l’ostruzione su Maignan, ieri, durante la sfida contro il Cagliari, il fischietto di Massimi ha sanzionato l’intervento su Caprile, scatenando l’ira social della sponda milanista, ora distante 10 lunghezze dalla capolista Inter.
Il precedente di San Siro e l’avallo di Open VAR
La genesi del caso risale al weekend precedente, quando l’arbitro Piccinini, dopo un’iniziale segnalazione di fallo, era stato richiamato al monitor per convalidare la rete dei ducali. Quella decisione era stata blindata ufficialmente da Dino Tommasi negli studi di Open VAR: «Il giocatore gialloblù è completamente fermo, non effettua alcun movimento verso l’estremo difensore, non ne ostruisce l’uscita e ha pieno diritto di occupare quella posizione», aveva sentenziato l’ex fischietto, definendo corretta la convalida del gol nonostante le proteste dei calciatori del Milan. Un’interpretazione che sembrava aver tracciato una linea di confine netta sulla liceità dei piazzamenti statici all’interno dell’area piccola.
La smentita del Tardini: il fattore Caprile e la beffa rossonera
Il corto circuito comunicativo e tecnico si è palesato ieri al Tardini. Valenti, immobile e di spalle esattamente come a Milano, è entrato in contatto con il fianco di Caprile su un calcio d’angolo a favore. Questa volta, però, la direzione di gara ha optato per il fallo in attacco, senza alcun intervento correttivo da Lissone. L’unico appiglio regolamentare risiederebbe nel movimento del portiere sardo, apparso più proattivo rispetto a Maignan nel cercare l’impatto con il difensore per evidenziare il blocco. Tale sottigliezza non ha placato il malumore dei sostenitori del Milan, che vedono in questa disparità di trattamento la conferma di una mancanza di uniformità di giudizio che sta pesantemente condizionando la corsa ai vertici della classifica.
Analisi di una deriva metodologica
La congiuntura attuale evidenzia un’impasse metodologica preoccupante: la soggettività del direttore di gara sembra prevalere sulle direttive centralizzate fornite durante i summit tecnici. Se la posizione di Valenti è giudicata lecita in un contesto e fallosa in un altro, viene meno la certezza del regolamento, trasformando ogni corner in una lotteria interpretativa. Il “caso Valenti” non è più solo un episodio di cronaca sportiva, ma il simbolo di una stagione in cui la tecnologia VAR, anziché uniformare le decisioni, pare talvolta amplificare le discrepanze, alimentando sospetti e frustrazioni in una fase cruciale del campionato.



