A Torino certe storie non si archiviano, si mettono in pausa. E quella tra Federico Chiesa e la Juventus è una di queste. A distanza di un anno e mezzo dalla separazione, maturata in un clima tutt’altro che sereno, il nome dell’esterno azzurro è tornato a circolare nei radar bianconeri. Non per nostalgia, ma per convergenza di condizioni che oggi appaiono radicalmente diverse.

Chiesa e la Juventus, uno scenario che si riapre
L’estate del 2024 resta una ferita aperta. Chiesa visse quei mesi da separato in casa, fuori dal progetto e ai margini, fino alla cessione al Liverpool. Un passaggio che doveva rappresentare il rilancio definitivo, ma che finora non ha prodotto l’impatto sperato: poco spazio, qualche stop fisico, una prima stagione più vissuta in panchina che sul campo.
Oggi il contesto è cambiato. A Torino non ci sono più le figure che avevano spinto per la sua uscita, e questo dettaglio pesa. La Juventus valuta il mercato con occhi diversi e Chiesa, improvvisamente, non è più un nome ingombrante ma una possibile opportunità.

Spalletti, il grande sponsor tecnico
Un elemento fa la differenza più di altri: la presenza in panchina di Luciano Spalletti. Il tecnico toscano ha sempre stimato Chiesa, lo ha difeso pubblicamente e lo considera un giocatore capace di incidere ad alto livello se messo nelle condizioni giuste. Non è un dettaglio secondario che le ultime presenze in Nazionale dell’esterno coincidano proprio con il periodo sotto la sua gestione. Spalletti vede in Chiesa un’arma tattica trasversale, non un semplice esterno.
Duttilità e bisogno Juve
Dal punto di vista tecnico, il profilo è quanto mai attuale. Chiesa può agire su entrambe le fasce, essere alternativa o complemento a Kenan Yildiz e persino interpretare il ruolo di falso nove. Una soluzione non banale, considerando le difficoltà incontrate fin qui dai centravanti puri della Juventus. In un sistema che cerca mobilità, strappi e imprevedibilità, Chiesa è un giocatore che non va spiegato.
Zero ambientamento, fattore chiave
C’è poi un aspetto che a gennaio vale oro: l’assenza di tempi di adattamento. Chiesa conosce la Juventus, conosce la Serie A, conosce la pressione di Torino. Quattro stagioni in bianconero, dal 2020 al 2024, lo rendono un profilo immediatamente inseribile, senza rodaggi o alibi. Un dettaglio che incide nelle valutazioni di una dirigenza chiamata a fare scelte rapide e funzionali.

Il nodo Liverpool e la formula
La Juventus ragiona su un’operazione a basso rischio, sulla falsariga di un prestito secco semestrale. Una soluzione che permetterebbe di testare il giocatore e riscrivere, eventualmente, il finale della storia.
Il problema è a Liverpool: i Reds non sono entusiasti dell’idea, anche perché il futuro di Mohamed Salah è ancora tutto da definire. Una doppia uscita nel reparto offensivo rischierebbe di lasciare scoperta una zona delicata del campo per Arne Slot.
Non c’è una trattativa avviata, né una decisione presa. Ma rispetto a un anno e mezzo fa, il vento è cambiato. Chiesa non cerca rivincite, la Juventus non insegue rimpianti. Se le condizioni si allineeranno, però, l’idea di scrivere un finale diverso non è più tabù. A volte il mercato non inventa storie nuove: si limita a riaprire quelle lasciate a metà.





