L’epilogo del derby d’Italia non si è esaurito al triplice fischio di La Penna, ma si è spostato con virulenza nelle sale stampa e sui canali social, alimentando un dibattito che mette a nudo le contraddizioni della retorica sportiva. Al centro della tempesta mediatica vi è Cristian Chivu, la cui gestione comunicativa post-partita è finita sotto la lente d’ingrandimento per una presunta asimmetria tra le dichiarazioni programmatiche della vigilia e l’analisi a caldo dell’episodio che ha condizionato il match: l’espulsione di Kalulu.
Il paradosso di Chivu: tra etica e pragmatismo
Soltanto ventiquattro ore prima della sfida di San Siro, il tecnico rumeno aveva vestito i panni del moralizzatore, sfidando apertamente la platea giornalistica con una riflessione sull’onestà intellettuale del mondo del calcio: «Inizierò a parlare di arbitri quando vedrò un allenatore che, dopo un episodio a favore, dirà: si è sbagliato in mio favore, chiedo scusa». Un’uscita che puntava a stigmatizzare il vittimismo sistemico, ma che si è trasformata in un boomerang quando il destino ha messo l’Inter dalla parte del vantaggio decisionale.
Interpellato sul secondo giallo comminato al difensore bianconero — apparso ai più come un errore macroscopico data l’esiguità del contatto — Chivu ha scelto la via di un pragmatismo che molti hanno interpretato come un’elusione del suo stesso precetto. «Per me è un tocco leggero, però è un tocco: bisogna dirlo e ammetterlo», ha spiegato l’allenatore nerazzurro, spostando l’onere della colpa sull’esperienza del calciatore: «Un giocatore come Kalulu le mani in alcune circostanze deve tenerle a casa». Una posizione che, se da un lato riconosce la tenuità dell’intervento, dall’altro giustifica la sanzione, evitando quel mea culpa esplicito invocato poche ore prima.
L’affondo di Del Piero e il peso della superiorità
La reazione del mondo Juventus non si è fatta attendere, trovando in Alessandro Del Piero una voce autorevole e misurata, ma non per questo meno tagliente. L’ex capitano bianconero ha sollevato un tema che riguarda il prestigio e l’identità di chi domina il campionato: «Mi aspettavo un’interpretazione diversa dell’episodio da parte sua, l’Inter non ne ha bisogno», ha sottolineato l’ex numero dieci a Sky Sport. Secondo Del Piero, la forza tecnica del sodalizio interista dovrebbe indurre i suoi protagonisti a una maggiore magnanimità di giudizio di fronte a sviste così evidenti: «Quando sei più forte, vuoi vincere bene e invece con un episodio così non sei contento. Magari nelle prossime ore lo capirà».
L’impasse comunicativa di Chivu riflette la difficoltà di conciliare l’ideale sportivo con la tensione del risultato, specialmente in una sfida che ha proiettato i nerazzurri a +8 sulle inseguitrici. Mentre il web ribolle di accuse di incoerenza, resta il dato di fatto di una vittoria che sposta gli equilibri della Serie A, lasciando però dietro di sé una scia di veleni che il VAR, lungi dal sopire, sembra aver paradossalmente amplificato.



