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Emanuele De Scisciolo
4 Min Read

Como, perché la Champions non è un sogno ma una possibilità reale

Numeri, identità e maturità: il lavoro di Fabregas ha già trasformato i lariani in una big della Serie A

Match Report
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Nel campionato che doveva consacrare le solite gerarchie, c’è una realtà che si è inserita con forza nel gruppo di testa: il Como. Tre vittorie consecutive, miglior difesa della Serie A, una classifica che profuma d’Europa e una sensazione sempre più diffusa: questa squadra è già da grande.

Il quarto posto non è un’utopia e nemmeno una forzatura narrativa. È il risultato coerente di un progetto che ha accelerato oltre le previsioni, guidato da un’idea di calcio precisa e da un allenatore che ha saputo trasformare ambizione in metodo.

Fabregas, identità prima del risultato

Il nome al centro di tutto è quello di Cesc Fàbregas. Il Como gioca come una squadra allenata da un ex centrocampista totale: controllo del ritmo, uscita pulita, gestione degli spazi. Ma rispetto alla scorsa stagione c’è una differenza sostanziale: alla qualità si è aggiunta la solidità.

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Dopo le sconfitte nette contro Inter e Roma, che avrebbero potuto incrinare certezze e morale, il Como non si è disunito. Ha reagito da squadra matura, infilando una striscia di vittorie senza subire gol e dimostrando di saper soffrire quando serve. Non è più solo “bella da vedere”: è affidabile.

I numeri che non mentono

I dati raccontano meglio di qualsiasi slogan perché oggi il Como è una contender credibile:

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  • Miglior difesa del campionato (alla pari con la Roma)
  • Nove clean sheet stagionali
  • Solo 12 gol subiti
  • Settimo posto con una gara in meno e margini reali di aggancio alle posizioni Champions

A proteggere la porta c’è Jean Butez, arrivato senza clamore e diventato uno dei portieri più determinanti del torneo. Davanti a lui un reparto equilibrato, dove l’esperienza di Diego Carlos si combina con la crescita di profili giovani e già affidabili.

Nico Paz, Douvikas e un attacco che non dipende da uno solo

Il volto più mediatico resta Nico Paz, talento che illumina il gioco e alza il livello tecnico. Ma la vera svolta del Como è un’altra: non dipendere più da un solo giocatore.

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Quando Nico Paz è stato fuori o non decisivo, la squadra ha continuato a vincere. E qui entra in scena Anastasios Douvikas, l’uomo che ha risolto il problema del centravanti. Con lui titolare, il Como ha cambiato passo: sei gol, continuità, presenza vera in area. Una crescita che ha messo in ombra un Morata mai realmente integrato e ha dato tranquillità all’intero sistema offensivo. Il Como segna, ma soprattutto sa quando colpire. Gestisce i momenti, abbassa o alza i ritmi, vince anche le partite “sporche”. Esattamente ciò che fanno le squadre da Champions.

Calendario duro, ma senza paura

Il prossimo blocco di gare sarà un test di maturità: Bologna e Milan al Sinigaglia, poi la Lazio all’Olimpico. Ma il Como ha già dimostrato di reggere l’urto: pareggio a Napoli, vittoria netta contro la Juventus. Non risultati casuali, ma conferme. Fabregas continua a smorzare i toni, quasi a proteggere il gruppo. Dice di non guardare la classifica, di non parlare di obiettivi europei. Ma la realtà del campo racconta altro: questa squadra è pronta per stare lì, ora e anche domani.

Da progetto ambizioso a realtà stabile

La proprietà non ha fretta, la visione è di lungo periodo. Anche senza Champions immediata, il Como è strutturato per restare in alto. Ma se l’Europa dovesse arrivare già ora, non sarebbe un miracolo: sarebbe la naturale conseguenza di un lavoro fatto bene. Non è più il tempo delle sorprese. Il Como non chiede spazio: se lo sta prendendo.

#
Squadra
M
V
X
Ps
Pt
4
19
10
6
3
36
5
19
12
0
7
36
6
18
9
6
3
33
7
19
7
7
5
28
8
18
7
5
6
26
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