De Laurentiis scuote l’Italia: Serie A a 16 squadre e Malagò in FIGC
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De Laurentiis scuote l’Italia: Serie A a 16 squadre e Malagò in FIGC

Nella mattinata di oggi, a poche ore dal traumatico verdetto che ha sancito l'esclusione dell'Italia dal Mondiale per la terza volta consecutiva dopo la disfatta contro la Bosnia, il presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, è intervenuto con un'analisi dirompente destinata a scuotere le fondamenta della FIGC. Il patron azzurro, ai microfoni dell'emittente radiofonica ufficiale, ha tracciato un perimetro di riforme radicali che muovono dalla riduzione della Serie A a 16 squadre fino alla revisione totale dei rapporti economici tra club e federazioni internazionali. L'affondo del produttore cinematografico non si limita alla critica dell'ipertrofia dei calendari, ma individua in Giovanni Malagò l'unica figura in grado di traghettare il sistema fuori dall'attuale stato di paralisi gestionale e tecnica. Il dogma della Serie Extra e il ritorno alle sedici sorelle Il cuore della proposta di De Laurentiis risiede in una contrazione d'élite del massimo campionato, finalizzata a preservare l'integrità dei calciatori, considerati asset patrimoniali privati impropriamente sfruttati dalle istituzioni sportive. «Abbiamo ribadito in ogni sede che il numero eccessivo di impegni agonistici sta distruggendo i nostri atleti e se guardiamo al 1986, quando la Serie A contava 16 compagini, comprendiamo come oggi l'insistere su un format a 20 squadre sia controproducente», ha incalzato il numero uno partenopeo. Secondo la visione del sodalizio campano, la massima categoria dovrebbe elevarsi a una sorta di Serie Extra, eliminando orpelli commerciali come le Supercoppe in Arabia Saudita per restituire tempo vitale alla Nazionale di potersi allenare con una continuità oggi preclusa dai ritmi serrati delle competizioni per club. L'analisi del Presidente si sposta poi sulla gestione dei rischi finanziari legati alle convocazioni, introducendo un concetto di indennizzo proporzionale al valore di mercato. «Il mio impegno nel mettere a disposizione i calciatori non può prescindere da un rimborso consistente sugli investimenti sostenuti e da una copertura assicurativa totale in caso di infortunio», ha chiarito con fermezza il patron, sottolineando come l'attuale sistema costringa le società a «giocare con i soldi degli altri». Questa frizione tra club e FIFA/UEFA rappresenta, secondo il vertice del Napoli, il primo ostacolo da abbattere per garantire una ripartenza che non sia una mera operazione di maquillage, ma un azzeramento consapevole e strutturale di un sistema ormai dormiente. La reggenza Malagò per il rilancio del sistema Paese In un momento di profonda crisi d'identità del calcio tricolore, l'individuazione di una leadership autorevole diventa l'ago della bilancia per evitare un declino irreversibile. De Laurentiis non ha dubbi nell'indicare l'attuale Presidente del CONI come l'uomo della provvidenza per via della sua caratura professionale e della sua estraneità alle logiche di mero potere personale. «Un profilo come quello di Giovanni Malagò, abituato a eccellere e a raccogliere risultati tangibili nel mondo dello sport, rappresenta la garanzia di cui il calcio italiano necessita», ha ammesso il presidente, evidenziando come l'umiltà e la cultura del dare prima di ricevere siano doti rare nel panorama dirigenziale contemporaneo. L'ipotesi di un coinvolgimento diretto del numero uno del foro italico nella gestione della FIGC non è, nelle parole di De Laurentiis, una suggestione remota, ma una necessità cronologica impellente. «Se una figura della caratura di Malagò prendesse in mano le redini della federazione, saremmo in grado di risalire la china con estrema rapidità», ha profetizzato il patron, fissando un orizzonte temporale biennale per il ritorno dell'Italia nell'élite mondiale. La sfida lanciata dal vertice azzurro è chiara: azzerare tutto a partire da domani per evitare che l'attuale impasse diventi la condanna definitiva di uno sport che ha smesso di evolversi per timore di cambiare.

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