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Caos VAR allo Stadium: il “mistero” del rosso a Kelly gela la Juventus

Analisi del caso arbitrale tra Pinheiro e il monitor: come un secondo giallo si è trasformato in espulsione diretta contro il Galatasaray.

Redazione
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Nella serata di ieri, la sfida tra Juventus e Galatasaray è stata segnata da un cortocircuito procedurale che ha riacceso le polemiche sulla gestione del VAR nelle competizioni continentali. Al terzo minuto del secondo tempo, l’espulsione di Lloyd Kelly ha generato un clima di incredulità collettiva, non tanto per l’uscita dal campo del difensore, quanto per la bizzarra dinamica con cui è stata comminata la sanzione. Il direttore di gara portoghese Joao Pinheiro, dopo aver inizialmente sanzionato con un secondo cartellino giallo una tacchettata involontaria sulla caviglia di Baris Yilmaz, è stato richiamato al monitor dalla sala video. Un intervento che ha sfidato la logica del protocollo vigente, trasformando una sanzione già discussa in un provvedimento di rigore massimo che ha lasciato la compagine di Spalletti in inferiorità numerica nel momento cruciale del match.

Il paradosso di Pinheiro: dalla revoca al rosso diretto

La sequenza degli eventi ha ricalcato, con un esito speculare e distorto, le recenti controversie vissute dal club bianconero nei match contro Istanbul e nel discusso caso Kalulu-Bastoni. Inizialmente, la chiamata all’on-field review aveva illuso i sostenitori juventini circa una possibile revoca dell’ammonizione, sebbene il regolamento impedisca categoricamente al VAR di intervenire per cancellare un secondo giallo. L’equivoco è stato sciolto in pochi secondi: Pinheiro, dopo aver analizzato i frame del contatto, è rientrato sul rettangolo verde cancellando sì la seconda ammonizione, ma sventolando contestualmente il rosso diretto sotto gli occhi attoniti del difensore inglese. Tale scelta appare tecnicamente inspiegabile data la natura totalmente casuale del fallo, rendendo la decisione della squadra arbitrale lusitana un unicum difficilmente inquadrabile nella casistica della condotta violenta o del grave fallo di gioco.

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Conseguenze disciplinari e l’impasse della UEFA

L’applicazione del rosso diretto, a differenza della doppia ammonizione, apre ora uno scenario di incertezza riguardo alla disponibilità del calciatore per i prossimi impegni internazionali della “Vecchia Signora”. Se nella sostanza immediata il cambio di colore del cartellino non ha mutato l’obbligo per Kelly di abbandonare il terreno di gioco, la sanzione potrebbe pesare enormemente sul computo delle giornate di squalifica. Tuttavia, la dinamica involontaria dell’intervento suggerisce che il giudice disciplinare della UEFA possa optare per il minimo della pena, derubricando l’episodio a semplice scontro di gioco. Questa ulteriore “congiuntura sfavorevole” alimenta il risentimento del sodalizio bianconero, che si sente bersagliato da episodi arbitrali controversi proprio in coincidenza con i summit decisivi per il cammino europeo.

L’eredità polemica di una notte beffarda

L’episodio di Kelly si inserisce in un solco di crescente tensione tra la classe arbitrale e i club di vertice, evidenziando le zone d’ombra di una tecnologia che, anziché dirimere i dubbi, talvolta finisce per complicare la fluidità narrativa della gara. La compagine juventina, pur avendo reagito con orgoglio all’ingiustizia percepita, dovrà ora fare i conti con un’assenza pesante nel reparto arretrato. Resta il dubbio che l’uso iperbolico del monitor abbia snaturato l’essenza di un fallo che, in qualsiasi altra congiuntura tattica, sarebbe stato archiviato con un semplice richiamo verbale o, al massimo, con una sanzione pecuniaria nel referto di gara.

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