La Juventus di Luciano Spalletti subisce una delle disfatte più brucianti della sua storia europea, travolta per 5-2 dal Galatasaray nell’andata dei playoff di Champions League. Nonostante la doppietta d’autore di Koopmeiners, che aveva illuso i bianconeri portandoli sul 2-1 all’intervallo, la compagine torinese si è letteralmente sgretolata nella ripresa sotto i colpi di Lang, Sanchez e Boey. Il verdetto del campo di Istanbul, reso ancor più amaro dall’espulsione di Cabal e dagli infortuni di Bremer e Yildiz, condanna la “Vecchia Signora” a una missione quasi impossibile per il match di ritorno, mettendo a nudo fragilità difensive e un’inquietante tenuta psicologica nei momenti di massima pressione agonistica.
Il blackout tattico e il fattore Osimhen
L’analisi del match non può prescindere dall’impatto devastante di Victor Osimhen, autentico catalizzatore della manovra turca. Sebbene non sia andato a referto personalmente, l’ex centravanti del Napoli ha propiziato tre delle cinque marcature avversarie, banchettando sulle incertezze di una retroguardia bianconera orfana di Bremer dal 34′. Il tecnico Spalletti, prima del fischio d’inizio, aveva sottolineato la pericolosità dell’attaccante nigeriano ai microfoni di Sky: «Possiede folate fatte di velocità, rabbia e fisicità; è un calciatore completo e forte, ma confidavo nelle doti dei nostri centrali per arginarlo». Una previsione smentita dai fatti, specialmente nella ripresa, quando l’errore individuale di Cabal ha dato il via al tracollo definitivo.
Il sodalizio bianconero ha pagato a caro prezzo non solo le lacune tecniche, ma anche un nervosismo latente che ha portato all’allontanamento di Cabal per doppia ammonizione al 67′. Da quel momento, l’impasse tattica della Juventus è diventata totale. Il Galatasaray ha sfruttato ogni varco, con Sara e Lang abili a inserirsi in una difesa ormai priva di coordinate. La transizione negativa della squadra di Spalletti è apparsa preoccupante, incapace di assorbire l’urto di uno stadio trasformato in una bolgia, dove ogni possesso perso diventava una sentenza.
Tensioni dirigenziali e nubi sul futuro
Oltre al campo, il clima attorno alla Juventus resta elettrico anche sul fronte societario. L’amministratore delegato Comolli, intervenuto poco prima del match sulla questione della sua inibizione post Inter-Juve, ha cercato di fare scudo al club: «Rispetto le decisioni dei giudici, ma la mia reazione è stata dettata dalla necessità di difendere la società da quella che ritengo un’ingiustizia», ha affermato il dirigente, glissando elegantemente su un possibile confronto con l’ex Marotta e indicando in Giorgio Chiellini il nuovo volto del futuro dirigenziale.
Tuttavia, il presente dice che la Juventus è a un passo dal baratro europeo. La perdita di Cambiaso e Cabal per la gara di ritorno (entrambi squalificati) riduce all’osso le opzioni difensive di Spalletti, che dovrà sperare in un recupero lampo di Bremer per evitare un’uscita di scena prematura che avrebbe ripercussioni pesantissime sul bilancio e sul prestigio internazionale del club. La sfida di Torino non sarà solo una questione di tecnica, ma un test di sopravvivenza per un progetto che, per la prima volta, sembra mostrare crepe strutturali profonde.
Il tabellino


