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Sliding doors a Istanbul: Icardi, il grande ex mancato sfida il suo passato

Mentre la Juventus scende nell'inferno del RAMS Park, riemerge il retroscena del mercato di gennaio: l'argentino voleva il bianconero per ritrovarsi con Spalletti. Ma il tecnico ha preferito la coesione del gruppo alla scommessa del gol.

Redazione
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Il calcio è un gioco di incastri, momenti e, spesso, di clamorosi rifiuti. Stasera, quando Mauro Icardi guiderà l’attacco del Galatasaray contro la Juventus, molti sguardi si incroceranno con un pizzico di malinconia e qualche “se” di troppo. Secondo quanto rivelato da Tuttosport, l’universo parallelo in cui l’argentino veste la maglia bianconera è stato a un passo dal diventare realtà durante l’ultima sessione di gennaio. Maurito, desideroso di tornare protagonista in Serie A, avrebbe fatto recapitare un messaggio inequivocabile alla Continassa: «Prendetemi per sei mesi, segno dieci gol e mi guadagno il rinnovo». Una proposta di puro istinto, da numero 9 vero, che però si è scontrata con la visione granitica di chi, quel numero 9, lo conosce meglio di chiunque altro.

Il “No” di Spalletti: il primato del collettivo

Dietro il mancato affare non ci sono state ragioni economiche insuperabili, bensì una precisa scelta tecnica e gestionale. Luciano Spalletti, memore delle turbolenze vissute ai tempi dell’Inter, ha messo il veto sull’operazione. Nonostante una “tregua” diplomatica sancita negli anni, il tecnico di Certaldo è stato categorico: per stabilizzare una Juventus reduce da mesi complessi, serviva uno spogliatoio “sano” e privo di personalità troppo ingombranti.

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Il sogno di Spalletti portava il nome di Kolo Muani, un profilo ritenuto più funzionale per dinamismo e capacità di legare il gioco, lontano dallo stereotipo del finalizzatore d’area che aspetta il pallone. «Non vogliamo Icardi», era stato il diktat post-Parma, una frase che ha spento sul nascere ogni suggestione romantica. Spalletti ha preferito scommettere sulla crescita di David e Openda, piuttosto che riaprire un capitolo del passato che avrebbe rischiato di monopolizzare l’attenzione mediatica.

L’elogio della vigilia: «Hanno il 9 nel gruppo sanguigno»

Nonostante il rifiuto, la stima professionale tra i due resta intatta. Nella conferenza stampa che precede la battaglia di Istanbul, Spalletti ha usato parole al miele per descrivere la minaccia rappresentata dall’ex capitano nerazzurro e dal suo compagno di reparto, Victor Osimhen: «Loro due messi insieme possono scrivere l’enciclopedia del numero nove. Hanno quel ruolo impresso nel gruppo sanguigno: con Mauro e Victor devi solo decidere se citofonare o abbattere la porta».

Stasera, Icardi cercherà di dimostrare sul campo che quel “no” invernale è stato un errore strategico. In una stagione da 14 reti totali con la maglia giallorossa, l’argentino arriva alla sfida di Champions col dente avvelenato di chi vuole ricordare all’Italia intera — e al suo vecchio maestro — che il fiuto del gol non ha scadenza. Per la difesa bianconera, composta da Bremer e Kelly, la missione è quasi impossibile: limitare i rifornimenti a un “re ferito” che ha promesso di trasformare la notte di Istanbul nel suo personale palcoscenico di vendetta sportiva.

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